martedì 29 novembre 2011

il trucco c’è. tempo di lettura previsto 2’12”

puro lino. again.
no, questo no è quello della palestra. è un altro. idiota come l’aerobico, però.
deve essere il mio karma, non saprei.
insomma lino.
lino è assistente in seconda di salvatore, titolare di un piccolo esercizio en plein air di prodotti cosmetici  nel cuore del vomero.
in pratica vende i trucchi in mezzo al mercatino –originali, però- e lino scarica i cartoni.
non è che può fare altro, poverino.
insomma lino.
sguardo vacuo, accento colorito da chiari echi bergamaschi, pensiero disarticolato, bocca semiaperta, fascia in puro pile 8 fili, che sennò viene la sinusite, mi conosce da anni, e da anni timidamente mi corteggia come meglio può.
cerca di fare colpo, poverino, parla di viaggi (perché sa che mi piacciono assai) si interessa della mia vita privata, del lavoro, mi chiede pure se mamma sta bene, per dire.
una volta poi, tra un mascara e una limetta per le unghie doveva sentirsi talmente gagliardo che mi ha chiesto perfino il numero di telefono, poverino, e il dramma è che io- che pure di lino diciamocelo, me ne fotto- ero quasi sul punto di darglielo, visto il mio problema a verbalizzare i ‘no’.
vabbè comunque lino il semplice mi dice sempre che tanto io dei trucchi non ne ho bisogno perché sono già bellissima così, e che li spendo a fare tutti questi soldi, eh? eh? e che se tutte le clienti fossero come me loro dovrebbero chiudere baracca e azzarda anche un ‘sei molto secsi’ quando si sente molto audace.
insomma lino.
va detto a sua parziale discolpa però, che mi ha sempre visto vestita cristiana, truccata, tipo con un tacco, pettinata decente. non proprio tirata a pasta, ma insomma che potevo andare in giro anche senza porto d’armi.
poi un giorno, mal mi incolse, sono andata a cambiare un fetente di smalto -che mi ero resa conto ce l’avevo uguale- con la tuta, i capelli tirati, faccia di un colore indefinito, in perfetto stile out of bed insomma. 
e quello lino non mi ha riconosciuto. 
marò. poi dici che uno deve andare a fare i corsi sull’autostima, ma educateli pure a questi ambulanti, che sono in grado di distruggerti con un saluto mancato seppellendoti sotto cumuli di mortificazione, miseria e vergogna .
cioè lino per me era una certezza. sapevo che qualsiasi cosa, lui mi diceva che ero sempre bella, e invece.
stamattina –che però stavo acconciata bunariella- mi ha ricordato non senza una punta di sadismo di quando ‘quella volta che tenevi la tuta non ti avevo riconosciuto ah ah ah, ma resti sempre bella comunque, eh’
‘lino finiscila’
‘no, ma veramente, mica ti voglio offendere’
‘azz, mi stai dicendo che sono un cesso a pedali senza trucco’
‘no, ma quando mai, scusami scusami’
‘stai peggiorando la tua posizione’
‘jà guarda, se me lo chiedi non vado neanche più in venezuela e resto qua con te’
ma anche no, lino, parti sereno. anzi mandami una bella cartolina.

domenica 27 novembre 2011

uomini che odiano le donne. e fanno bene. tempo di lettura previsto 2'56"

io dovevo nascere maschio. e mi sarei chiamato davide.
bel nome, certo. ma meno male che no.
non avrei potuto sopportare quel cromosoma y, mai.
e non solo per quelle cose tipo: i peli, non ti puoi mettere i tacchi, la ricrescita, se non funziona: marò, non puoi coprire i brufoli col correttore.
ma proprio perché in fondo a me i maschi mi piacciono e ci voglio bene.
non a tutti, eh. cioè quelli cretini sempre penso che dovrebbero essere abbandonati nella neve, tipo. però in linea di massima sono inguaribilmente attratta da questo bouquet di pensiero semplice e aroma selvatico, contraddizioni e demenza precoce.
e quindi un po’ mi inteneriscono: ma vuoi mettere ad avere a che fare con noi femmine? un incubo.
perché levati ‘quei giorni’ in cui siamo comprensibilmente ma oggettivamente insopportabili, pronte ad azzannare anche un messaggero di pace dell’ onu, nei restanti venticinque non è che le cose vadano molto meglio, diciamocelo: non ci va mai bene niente. stiamo sempre a puntare l’indice, enfatizzare qualsivoglia errore.
quelli poi sono creature fragili, semplici, mica le capiscono tutte queste cose. loro sanno solo i bisogni primari, mangiare, dormire, giocare.
dura la vita, per i giovanotti.
e niente per provare ad aiutare il nostro amico maschio, ho recuperato questo bizzarro vocabolario che ha l’ambizione di tradurre le più tipiche espressioni femminili in un idioma a loro comprensibile. a me veramente sembra un po’ una cazzata, cioè personalmente mi identifico giusto nel 30% di quello che ho letto, ma tant’è, l’umanità è varia, quella maschile ancora di più. quindi amici maschietti, se vi porterà un qualche beneficio  questo inutile trattatello, ricordatevi che a me piacciono i fiori di campo, le borse, la cioccolata fondente, gli orecchini molto vistosi, e ho la patente B.
ciao.

no = sì
forse = no
come ti pare = tanto me la pagherai
prima o poi dobbiamo parlare = ho bisogno di lamentarmi
ma certo… continua = piantala
non sono incazzata = certo che sono incazzata, imbecille
sei cosi… cosi maschio = hai dimenticato di raderti e …mi sa che e’ un po’ che non ti lavi.
sii romantico, spegni le luci = ho le gambe grosse
ho sentito un rumore = ho notato che stavi quasi dormendo
mi ami? = sto per chiederti qualcosa di costoso
quanto mi ami? = oggi ho fatto qualcosa che non ti piacera’ molto
saro’ pronta tra un minuto = togliti le scarpe e trova qualcosa di buono alla tv
ho troppa cellulite = dimmi che sono bella
devi imparare a comunicare = devi imparare a essere d’accordo con me
fai come vuoi = questa me la pagherai cara
mi stai ascoltando ??? = troppo tardi sei gia’ morto
non ho niente = eccome se ho qualcosa
pensavo, potremmo andare a fare due passi oggi = oggi sicuramente niente sesso, per domani vedremo
ti preferisco come amico = mi fai proprio schifo
che lavoro fai ? = quanto guadagni ?
la mia amica non ti piacerebbe = non te la presento perchè è meglio di me
vuoi entrare a bere un caffè ? = preparati ad una notte di fuoco !
hai una faccia insolita = sei orrendo
ho bisogno di un po di tempo = mi voglio fare il tuo amico
fai pure! = e dai fallo
non sei tu, sono io… = sei tu !
quel tuo amico è proprio uno stronzo = interessante quel tuo amico
con te posso parlare = non te la darò mai
stasera mi devo lavare i capelli = per stasera fatti una doccia gelata
ho il mal di testa = per stasera accontentati di seghe e tv
hai visto cosa ha regalato alla mia amica il suo ragazzo? = cosa aspetti a prendermi qualcosa di più costoso?
ma certo che voglio farti conoscere i miei amici = ti vuoi scollare o no?
ho bisogno di stare un po’ da sola = sparisci
al momento non ho voglia di mettermi con nessuno = non riuscirei a farci stare anche te tra i miei altri ….
non è che abbia molta voglia di vedere il film che hai affittato per stasera = se non mi salti addosso entro quaranta secondi sei proprio un cazzone
posso schiacciarti i brufoli sulla schiena? = posso schiacciarti i brufoli sulla schiena, tanto l’unica cosa che noto quando sei a petto nudo, sono quelli…
sei sempre il solito esagerato, ho solo detto che ha dei begli occhi = distraiti un attimo che gli zompo addosso
non ti preoccupare può accadere! = ma doveva capitare proprio a me un imbranato del genere… ?!
non sono ancora pronta per uscire insieme a te = scordatelo che mi faccio vedere in giro con uno come te
magari ci rivediamo.. = aspetta la mia telefonata domani pomeriggio alle 4!
hai ragione, sono io che sbaglio… = tirati le palle, tanto no te la do vinta!

giovedì 24 novembre 2011

ACCIRT. l’evoluzione del rimorchio al tempo di facebook. esempi da cui non prendere assolutamente spunto. tempo di lettura previsto: assai

quando avevo 16 anni, tornavo a casa alle 23.30 e il massimo della vita era un panino all’alexander (un pub stiracchiatissimo -ancora in essere- dove ogni sabato pascolavano  centinaia di liceali vomeresi), insomma, a i miei tempi , i ragazzi erano usi avvicinarti con le scuse più pretestuose, o se volete, squallide:
 ‘hai da accendere?’ ‘
(no)
‘scusa sai l’ora?’
(no)
e  il gettonatissimo ‘ma non ci siamo già visti da qualche parte?’
(no)
 roba insulsa, d’accordo, ma sopportabile nella prospettiva di una crescita, di un’evoluzione, diciamo.
poi vedi quando divento grande…
appunto
i giorni passano, le mamme invecchiano,  ma i maschi, dopo vent’anni ancora non si sono imparati a maneggiare una femmina.
non è bastato l’abbonamento a men’s health, guardarsi tutte le puntate  di sex&the city o rubare il cioè alla sorella , niente.
dementi erano e dementi sono rimasti.
non è più il corridoio della scuola durante l’intervallo, non è più fuori alla friggitoria, adesso è la chat di facebook: ma si tratta solo di un trasloco.
sempiterne montagne che partoriscono topolini:  il trionfo dell’ovvio, la sublimazione del banale, un concentrato di inutilità.
ma non tutti ovviamente, eh.
che sennò io mai
però buona parte sì.

di seguito stralci di conversazioni realmente avvenute (o meglio subite) tra la sottoscritta e avventori di passaggio .
sono certa che la maggior parte delle lettrici si riconoscerà nelle righe sottostanti, spero i maschietti meno, spero per loro, ovviamente.
in caso contrario, leggete,  conservate e ricordate: così una chiantella non ve la farete mai.


ciao..complimenti da un napoletano a roma
grazie
che fai di bello?
…..
tu sei del vomero?
…….
immagino di si..fan della friggitoria..eheehhe
……..
c sei?
………
fprse sei a pranzo
baci..quando puoi..
vorrei sapere qualcosa di te..
quello che c'è da sapere su di me è scritto
adirittura
ehehe
vabbe meglio un sano dialogo
no?
no
tu dove sei a napoli?
non voglio essere invadente..
appunto. allora basta

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ciao
come va
bene
che fai?
niente
forte la foto del profilo
grazie
che zona sei vomero
io pure
ok
t va skype?
no

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ciao
come stai
bene
scrivi bene
ok
ahah
si di certo non sei banale
non lo sono, no
beh si intuisce
certo ora farti na domanda
ahah
rischio?
rischio?
a fare che? una domanda?
;);)
al massimo ti prendi un vaffanculo
ahaahahah
vabbe allora
che fai d bello?
quando?
3....2....1....
in generale
ah
in cerca?
di che?
d lavoro
si si in cerca
laureata?
l hai perso?
si sono molto distratta*
come te molti
c e molta distrazione
e spero non mi distragga anche io
a breve
che facevi?
lavoravo in un museo
guida?
no
o mi scherzi?
;);)
in un museo si può fare solo la guida?
echetedevodi
sei peggio di me per tirarti le parole
;);)
nel giocare con le parole
che museo stavi?
perche TU giochi con le parole?
si mi piacciono i giochi d parole
ah
e vabbe vengono naturali
mica me li preparo
come te
no?
vengono spontanei
ahahahahah
hai fatto il pansini?
no
il galilei?
se volevo dare informazioni personali, le scrivevo, no?
te la sei cercata
cosa mi sono cercata?
io me la sono cercata
….
la risposta galmuzziana
ma parli in seconda persona?
per giocare si
meglio in seconda
che in terza
notte sogni d oro
…..


*(cioè a questo gli ho citato anche de andrè)

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ciao, mi chiamo xxxxx
piacere
 lo immaginavo
cosa immaginavi ?
che stai facendo ora ?
che ti chiamassi  xxxxxx
sono sveglia da poco
buongiorno
vuoi un po' di caffe' ?
no grazie
che fai di bello nella vita ?
cosa farai oggi ?
niente, ho perso il lavoro
cosa facevi prima ?
ero un'impiegata del comune
sei sposata ?
si
tanto per scherzare come mai hai scritto in bacheca fidanzata con stefania?
è una mia amica
stiamo spesso insieme
ho scritto anche che ho una bancarella di torrone
insomma anche a me piace scherzare
in chat e' difficile capire
dove si scherza si parea ecc
infatti si vede proprio che sei un burlone

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ho visto le tue foto sei una bella donna
complimenti
grazie
« xxxxxx ti sta invitando alla video chat. per accettare clicca sul link. »
no

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ciao sara hai capito chi sono
sei a casa?
sì sono tornata tardi
sempre baldoria
ahahahhah
……
lei è motorizzata
no
che peccato
perché?
mi deprimo
a stare a casa
ti avrei invitato a prendere un dreenk
scritto malissimo
ahahahhahha
cmq
sei stanca per uscire
decisamente
da solo veramente mi rompo di uscire
dove vai di solito?
come capita
ah
penso che mi sparo un filmazzo
e poi a nanna
allora le auguro una buona notte
ciao



mercoledì 23 novembre 2011

FATE PRESTO. ma anche no, che sotto la pelliccia della nonna si sta caldi caldi. tempo di lettura previsto 2'05"

quella del 23 novembre 1980 è stata la notte più bella della mia vita.
lo so che detto così sembra brutto, perché in realtà sono stare ore e settimane e giorni di morte e disperazione, ma io no.
noi , no. ‘noi’ sarebbe tutti i bambini che abitavano nel palazzo di via pietro castellino, ed eravamo assai: francesco, barbara, giuseppe, gianluca, marilena, carletto, dario, gabriella, e poi altri, ma che tanto non ci giocavo quindi non fa niente.
ah, e poi c’era kriss. cioè kriss era il cane di peppino, un pastore tedesco mite come un ovino, ma un compagno di giochi insuperabile.
insomma  io non so che stavano facendo tutti i miei cumpagnelli quando ci fu la prima scossa, quella delle sette e qualcosa –ma secondo me, si stava tutti più o meno alle prese con le attività domenicali di quattrenni medi,  tipo i compiti che non hai finito perchè  hai guardato i cartoni tutto il giorno, non mi voglio mettere il pigiama, ‘mamma ho fame’, cose così.
io personalmente stavo sotto all’acqua, mamma mi stava facendo lo shampoo.
perchè a dispetto di una fisicità non esattamente gracile sono stata sempre assai cagionevole di salute e quindi mi era negato il bene di un bagno ‘che pigli freddo’, e mi lavavano a pezzi.
e alle 19.35 di quel 23 novembre era il turno della testa.
il momento della scossa non me lo ricordo esattamente, anche se non posso negare che negli anni il pensiero delle piastrelle del bagno mi sia tornato spesso in mente.
 proprio me le rivedevo sotto agli occhi, ma secondo me il trauma è perché erano brutte: grigio perla, un decoro tipo tamponato, una rosa al centro. ‘o cess, appunto.
però mi ricordo bene mamma che gridava ‘oddio guido il terremoto, oddio oddio’ e papà che -come se il fatto non era il suo- elaborava un ordinato piano di evacuazione.
e poi mi ricordo lo sgabello di peppino, quello blu con tutta pittura scrostata dove mamma mi mise a sedere, davanti  al portone del palazzo, per finire di asciugarmi i capelli che sennò n’ata vota ‘a brunchite, n’ata vota ll’asma.
infine la macchina di qualcuno, le pellicce, una busta di piselli da sbucciare, i miei amichetti e le storie di fantasmi che ci siamo raccontati quella notte.
vabbè notte, saranno state le nove di sera, ma volete mettere l’emozione di una roba del genere?
strappati alle attività domenicali, al riparo dal male, infilati tutti in una macchina mentre intorno il delirio, liberi di poter fare e dirci cose che mai, mai a quell’ora,  mai al buio, mai con quella complicità.
senza cogliere il terrore intorno a noi ma solo la vertigine.
e poi, appunto, avvolti in queste benedette pellicce che non so perché ma qualcuna delle nostre mamme dovette pensare essere fondamentale mettere in salvo, forse per affrontare la variabile ipotermia, forse perchè quando hai paura fai qualsiasi cosa.
ah, e poi c’è la storia dei piselli. io mi ricordo nettamente una busta verdina, di quelle grandi che puzzano di petrolio piena di piselli freschi da sbucciare. ma forse questo è proprio frutto della mia fantasia, perché dice che la stagione dei piselli freschi è la primavera, ma tant’è.
che notte quella notte.

martedì 22 novembre 2011

no al bavaglino. perché è sempre meglio mantenere un profilo basso, eh. tempo di lettura previsto 2'13"

storie di ordinaria censura al tempo di facebook:
tutto iniziò con gaetano l’idraulico negretto, ipermelaninico aiutante dell’idraulico masto, che siccome si era rotto un tubo del riscaldamento in camera da letto, loro.
come ogni personaggio che scuota la mia quotidianità poltrona, anche gaetano è stato per qualche ora protagonista della mia bacheca. però dice che negretto non si può scrivere perché viola tipo le regole della convenzione di ginevra.
ma fatemi il favore, le genti postano certe forme di cefali e oscenità di tutti i tipi, mò ti pare che il problema è gaetano.
la verità è che sono troppo scomoda per chi governa questo sporco sporco mondo 2.0: un regime autoritario che  impedisce a individui come me, miti come ovini, sobri, eleganti, mai volgari di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie a quelle del potere esecutivo.
invoco dunque il diritto alla liberà di espressione, una libertà peraltro riconosciutami dalla 'dichiarazione universale dei diritti dell'uomo', che all’articolo 19 recita: “ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”
mò però, senza voler  scomodare l’assemblea generale , vi vorrei un momento ricordare le ragioni quelle vere, profonde, intrinseche che giustificano il blocco di un account facebook

MINACCE e mi pare che non ho intimidito proprio a nessuno, gaetano sta una bellezza, anzi.
PROMOZIONE DELL'AUTOLESIONISMO la mia religione mi impedisce di affrontare questo argomento.
BULLISMO E MOLESTIE posto che gaetano fa l’idraulico e masterea con i tubi e non i bulloni, voglio vedere se lo molestavo se mi denunciava.
DISCORSI CONTENENTI ODIO ma io a gaetano lo voglio bene, quando mai, e poi negretto è un vezzeggiativo, mica una cosa brutta, ca va sans dire.
CONTENUTI GRAFICI VIOLENTI anche qui la mia religione mi impone di sospendere il giudizio, ma mi sembra che tra cani squartati, immagini rubate in camere mortuarie e crolli devastanti, io proprio no.
SESSO E NUDITÀ vabbè, se è un problema si scopa vestiti, oh. 
FURTO VANDALISMO O FRODE no ho rubbato, no ho vandalizzato, no ho frodato (che significherebbe piglià ppè ccù).
IDENTITà E PRIVACY in verità mi piacerebbe avere un avatar, e piacerebbe pure a mia mamma che quella che scrive certe scemità non sia io, ma invece, purtroppo è tutta roba naturale: toccare per credere.
PROPRIETA' INTELLETTUALE eh no, intellettuale a me non me l’hai mai detto nessuno, quindi sono proprio assolta in primo grado, diciamo.
PHISHING E SPAM questo fiscing ha a che vedere con le forme di cefali di cui sopra?  

comunque alla fine di questa puntuale disamina mi dichiaro non colpevole, vostro onore.
popolo della blogosfera, spiegacelo pure tu.

domenica 20 novembre 2011

abbracciamoci nel fango. quando basta anche solo una palla per farti innamorare. tempo di lettura previsto 2’08”

“allora ci vediamo alle 11 a cavalleggeri”
“stabbene, prendo la cumana”
“ok”
“ok”
eh, ma a cavalleggeri non ci arriva la cumana, bensì la metro.
“vabbè mò chiedo a che fermata della cumana devo scendere: chiedo scusa, le posso chiederle un’informazione?”
“dipende signò”
cazzo significa ‘dipende’?
“per andare a cavalleggeri cosa devo prendere?”
“di qua non va bene, avete sbagliato tutto, è lontanissimo”
bravo il mio svogliato, catastrofico omino sepsa, lo so pure io che ho sbagliato, sennò mica ti chiedevo un aiuto.
comunque.
pigliamoci ‘sta cumana, scendiamo a fuorigrotta,  14 km a piedi e andiamo a fare- il tutto solo per amore, eh- la conoscenza di questa cosa oscura chiamata regbi.
forse non è così oscuro, ma per me sì. vabbè per me sono oscure anche le bocce, per dire. cioè io e lo sport proprio mai.
Però non è mai troppo tardi per entrare nel magico mondo dell’amatori napoli regbi, e infatti oggi ho imparato un sacco di cose, alcune anche bizzarre, tipo:

-si deve andare sempre avanti ma la palla si deve buttare indietro.
-si gioca 15 contro 15 (vabbè, questo non è strano).
-l’arbitro è indiscutibile, cioè non gli puoi dire mai cornuto.
-c’è sempre qualcuno coi baffi a manubrio.
-se la palla è ovale è un colpa dell’ergonomia, un po’ colpa del maiale
-angelo dà sempre un sacco di buffi a tutti quanti, quindi attenzione.
-ci si muove come la testuggine romana (questo l’ho capito da sola, però -“si vede proprio che ho fatto il classico”.
-c’è una cosa che si chiama la ‘tush’ che è quando alzano a uno che poi lui lancia la palla.
-il numero 1 della squadra con la maglia rossa è proprio il tipo mio.
-se non ti metti la cuffietta si consumano le orecchie. eh: consumano.
-c’è uno uguale a michele misseri, però grasso.
-cadere non è un disonore. e questo è bello.
- ci sono due tempi come il calcio, ma di 40 minuti, no 45.
-c’è sempre un ‘dummì che avanza’.
-siccome il regbi è un gioco d’onore il fallo non si simula mai mai (questo mi è rimasto molto impresso, devo dire).
-ci sono un sacco di genti fatte male e il dottore che spruzza. ma all’occorrenza leva da mezzo anche le bottiglie di plastica a bordo campo.
-un allenatore e un arbitro non si possono vestire uguali che sennò mi confondo.
-tengono tutti un poco di panza. dice che è perché bevono la birra, ma secondo me no.
-ti geli il culo se stai col pantalone leggero seduto sui gradoni di cemento due ore.
-e poi ci sono il corridoio, la mischia, il rac. ma non ho capito molto di questi (come se invece, il resto).

però la cosa che mi è piaciuta di più di questo regbi è il terzo tempo.
il terzo tempo è quando dopo la partita, tutti, vincitori e vinti dopo che si sono fatti una bella doccia, si vottano nella capa di morto la qualunque: cibi sani e genuini preparati dalle loro femmine devote, tipo la pizza salsiccia e friarielli.
buonissima, per altro. e poi sì, è vero, bevono un sacco di birra e si prendono a male parole e fanno le gare di rutti, ma però sono simpatici.
a proposito, ma poi chi ha vinto?

venerdì 18 novembre 2011

mai più sole. tempo di lettura previsto 1'10"

uomini
all’inizio è stato arnaldo. un vecchio con la coppola e il lupetto sotto la giacca cammello, mediamente fetente, inconsolabilmente calabrese o giù di lì, che insulta tutte le vecchie che vanno a corteggiarlo. perché ci sono assai vecchie –anche abbastanza belline, per gli amanti del genere- che lo vanno a blandire.
ma lui niente e niente e niente. le snobba, le  scherza,  contro alcune addirittura minaccia la querela per ragioni non meglio identificate.
‘signora, io la denuncio’ la sua espressione tipica.
e quelle ancora ad andargli sotto, come i cani che quanto più li maltratti tanto più cercano il tuo consenso.
le poverine si mettono i vestiti eleganti, tipo quelli della cresima dei nipoti, si vanno a fare i capelli, calzano ambiziosi tacchi 5 in cui costringono vecchi piedi sofferenti, la panciera, per  esporsi al giudizio inappellabile di arnaldo lo spuorco. che pure si permette di dire ‘maria, è troppo grassa, non la voglio’.
ma a quanto lo vendi arnaldo? ti viene voglia di dire
cazzo vuoi, vecchiaccio?
e invece.
e invece il pellegrinaggio ai piedi di arnaldo lo spuorco continua puntuale.
la grande marcia non si arresta. ma perché? col tempo mi sono fatta l’idea che arnaldo e le sue vecchierelle sono proprio il paradigma dei rapporti di coppia.
o almeno di quelli miei.
una matrice che restituisce cristallinamente le nevrosi delle mie relazioni con gli uomini di ogni età.
tutti i maschi sono un po’ arnaldo, in fondo, ma quel  che più è drammatico che io in me c’è molto di quelle donnine masochiste che inseguono un po’ di pesce, anche se stantio.
poi, dopo che anche nonna mars mi ha detto che ‘le femmine non si coccano con i ciucci perché scassano le lenzuola’ mi sono un poco mortificata, lo confesso.  cioè quelle femmine sono io.
e ho deciso di mettermi a studiare.
e secondo me se studiate un poco pure voi male non vi fa.
di seguito un sintetico compendio bibliografico -anche un poco frizzantino, eh


fatemi sapere se diventate seduttricinamberuan.
però  se dopo giorni passati a esaminare le sudate carte stiamo ancora che ‘ l’uomo deve puzzare’ allora teniamoci arnaldo, cioè ce lo meritiamo.
perché arnaldo sicuro lui sì, puzza, cioè si vede proprio.