vengo svegliata da uno scampanellio dolce, ma deciso. e da
un vociare inconfondibile, sano, felice.
è il primo giorno di scuola per i ragazzini di questa città.
mi precipito dal letto per guardarli. cazzo quanto sono
belli e allegri e vivi. li sento chiamare per nome, uno per uno. si formano le
classi, si disegnano i destini. anche se non riesco a vederli in faccia, quei
ragazzini, posso solo immaginarne la pancia che fa male, le mani sudaticce, gli
occhi che cercano altri occhi, occhi complici, occhi amici, occhi con cui
guarderanno la vita nella stessa direzione per una bella fetta di tempo, alcuni
addirittura per sempre. è la stagione degli inizi, è la stagione della
felicità. è la stagione in cui tutto può succedere. garruli e zavorrati da
borse inspiegabilmente pesanti, stringono alleanze, disegnano piani, parte la
caccia alla ragazza più carina, al banco più strategico, al professore più
carogna.
saranno anni speciali, non lo sanno ancora, ma in qualche
modo lo avvertono. saranno anni puntualmente documentati dalle pagine dei loro
diari, fedeli confessori, amici speciali, collezionisti muti di amori grandi e
piccoli, aforismi solenni, baci timidi, sigarette fumate nei bagni, cantanti
ritagliati dai giornaletti, biglietti del cinema, baci appassionati, brutti
voti da non raccontare a casa, testi di canzoni d'amore, fughe, lacrime,
chilometri di uniposca, promesse di amicizia eterna, delusioni, cuori che
punteggiano le 'i'.
migliaia di pagine, tutte da riempire, cariche di
aspettative e di attesa, dense di speranza.
anzi no. dense di certezze. perchè quando hai quindici anni
non speri di diventare un architetto, un giornalista, un insegnante, una mamma, un impiegato, di
gestire un bar. a quindici anni ne sei eroicamente certo. e la sicurezza te la
dà proprio il tuo kit della felicità: le pagine bianche di quel diario, lo
zaino pasticciato già ad agosto, milleduecento pennarelli coloratissimi,
quaderni super tecnici che costano un occhio della fronte, un dizionario che
sfoglierai molto poco, le matite con la punta perfettamente temperata.
impossibile che le cose non vadano come pensi. il fallimento
non è contemplato. la sconfitta neanche immaginata. i genitori, gli insegnanti,
chiunque altro intorno a te disegni scenari apocalittici è solo un vecchio
arrabbiato con la vita, fallito, frustrato. che della stessa vita non ha capito
niente e che ora prova a rovinare la tua. è geloso della tua verginità, è un
maligno, è un invidioso.
ci vorranno pochi anni per capire che quella non era
invidia, ma un incontrovertibile invito alla prudenza. e che le cose quasi mai
vanno come te le eri immaginate, e che sì, la vita ha in serbo per te un sacco
di sgambetti.
ho letto da qualche parte che federico fellini era solito
sedersi di fronte al suo analista senza proferire parola, ma solo mostrandogli
una foto che lo ritraeva a quattordici anni. immagino il regista incredulo
ingoiare un 'perchè?'.
perchè, caro diario, la vita spesso è assai indisponente.