sabato 31 dicembre 2011

anno nuovo cita nuova. tempo di lettura previsto 2'03"

un taglio di capelli di cui ancora mi pento;  la ricetta –fenomenale- del semifreddo alla mandorla;  un viaggio bruttissimo che mi metto vergogna a ricordarlo; regali sbagliati; una casa nuova in cui risistemare le mie cose; sopportare sopportare sopportare; le ore infinite a parlare con le mie amiche; un sacco di orecchini veramente belli: quelli della mia vita; la prima volta che mi sono sentita vecchia davvero; i negroni, dio quanti negroni; le noccioline, dio quante noccioline; un vestito che volevo da un sacco di tempo; il dolore della mortificazione; le notti passate a ridere e a ballare; la paura che non ce la farai; un libro che è sparito; i lecci a stella; prendere un bus la notte perché non puoi permetterti un taxi; la perdita di molti privilegi; la vergogna; un grafitaro con due F travestito da architetto; l'asteroide B612; gli spaghetti alici e pecorino; le passeggiate dolcissime alla ricerca di nonni perduti;  le amiche che ti vengono a prendere sotto casa sempre  e non si storzellano mai; la prima volta su un set cinematografico; scoprire che i dinosauri sono esistiti davvero; le lacrime che non pensavo di avere; non sapere che cosa farai da grande; gli insulti gratuiti, violenti, ma anche le carezze che non ti aspetti; un piccolo amico che si chiama cozzolino; una rosa per il mio compleanno; molta dolcezza; l’ennesimo proposito di fare palestra tutto l’anno e invece solo tre mesi; una volpe senza coda- ma sempre molto volpe; ancora una festa dell’immacolata a casa della nonna; i poeti della domenica; vedere un gruppo incidere un disco; lupi travestiti da agnelli; chiamare i carabinieri alle 2 di notte; la fiducia di persone che credono in te; finalmente dei dread; vendere libri; vendere cornetti e cappuccini; litigare furiosamente al check mentre stai partendo per venezia; un viaggio in treno da dimenticare; le persone che dovrebbero veramente spararsi e invece; ritrovare i miei cugini; molti, troppi minestroni surgelati; violetta e alfredo che si amano dal vetro; la luna a marechiaro; attraversare milano di notte, in vespa; i concerti con la mia amica biondissima; un sacco di incontri sbagliati; un amore struggente; la voglia di cambiare tutto; la paura di cambiare tutto; le mie amiche sul terrazzo, il giorno del mio compleanno; gli esseri inutili a cui ho dato credito; la cattiveria; le aule di tribunale; una rete che non avrò mai il coraggio di indossare; gli appuntamenti pomeridiani dal mite pasqualo; i sarti; un cane in prestito; questo stupido blog; il ricordo di papà sempre più forte; sessioni interminabili di manicure; le persone di cui francamente non mi frega nulla; la signora russo che perde il telefono nel taxi; un disco bellissimo; le lenzuola colorate; il batticuore; capire che c’è gente che farà parte della tua vita per sempre; lo psicologo; una giornata al mare spassosissima; un cappello imbarazzante; la pesca a traino; ricevere un regalo che è esattamente quello che ti volevi comprare domani; le parole che non si pesano e che fanno malissimo; avere finalmente delle certezze astrologiche; la vasca con le tartarughe dove non dovrebbe mai esserci una vasca con le tartarughe; le talee di potos ad libitum; scoprire la coca zero; un tassista eroe, soffrire per le amiche; gli ottimi piatti di pasta e ceci -troppi però; le mutande regalate; le mutande indossate; le mutande non indossate; una luna elettrica; le cose di cui ti penti; la speranza che forse le cose si aggiustano. ma forse.
ciao 2011.

lunedì 19 dicembre 2011

caro babbo natale. tempo di lettura previsto 1'58"

quest’anno vorrei un sacco di cose, almeno 50: ma non necessariamente in quest’ordine.

1.       la casa di campagna di barbie. ce l’aveva quella nel mio palazzo, e come la schifavo che non mi ci faceva giocare mai.
2.       una fornitura ospedaliera di pinzette, forcine, elastici, mollette che me le perdo tutte.
3.       un lavoro.
4.       cioccolata che non faccia ingrassare.
5.       un mestolo col becco che quando faccio le marmellate se ne perde sempre un sacco.
6.       i miei vecchi capelli: lunghissimi mossissimi tantissimi bellissimi.
7.       la pace nel mondo.
8.       una scimmietta.
9.       che quando esco non piove
10.   un pulsante che lo premi e ti strucchi.
11.   un pulsante che lo premi e ti spalma la crema.
12.   che albano e romina fanno pace.
13.   continuare a ridere a crepapelle con le mie amiche.
14.   un cappello a forma di elefante. ah no, quello già ce l’ho.
15.    eleganza, garbo,  grazia. no assai, basta un po’.
16.   che trovo sempre parcheggio anche quelle pochissime volte che prendo la macchina.
17.   l’estinzione degli uomini che si pittano i capelli e/o si fanno il riporto.
18.   l’estinzione del pile.
19.   l’estinzione dei cretini.
20.   l’estinzione dei mediocri.
21.   soldi. assai, in contanti, ma anche assegni, bonifici, travel cheque, ticket restaurant.
22.   stare ore sui tacchi senza dolermene.
23.   sorridere sempre.
24.   che il trucco non si scioglie.
25.   la felicità di tutti gli animali tranne gli insetti.
26.   imparare a far di conto.
27.   una cassetta di beck’s. facciamo due.
28.   riavere il mio olfatto, ma non sempre.
29.   non avere più paura di prendere l’aereo .
30.   che quando faccio i dolci o le brioches , essi  lievitano sempre
31.   il letto caldo quando mi corico (d’inverno).
32.   il letto fresco quando mi corico (d’estate).
33.   che il pavimento si lava da solo.
34.   un  dipinto di rothko.
35.   un dipinto di matisse.
36.   un dipinto di casorati.
37.   accarezzare un pinguino.
38.   imparare a praticare almeno uno sport.
39.   quella testa di bambola che la trucchi e la pettini.
40.   le bolle di sapone
41.   dosi massicce di forza di volontà, pazienza, tolleranza, zirtec.
42.   sapere pronunciare le parole all’incontrario.
43.   che giuseppe il mio portiere, muore.
44.   tante borse nel mio armadio. meno sul mio viso.
45.   magrezza eterna.
46.   il look di antonella clerici.
47.   una cosa che non si può dire.
48.   un’ altra cosa che non si può dire.
49.   aè. un’altra cosa ancora che non si può dire.
50.   vedere la neve.

martedì 13 dicembre 2011

quori solitari. e vorrei anche vedere che non. tempo di lettura previsto 4'23"

mi sono iscritta a meetic.
quel sito di incontri che ti promette che in poche abili mosse trovi l’anima gemella. non ti dice però che essa spesso è imbarazzante, non scolarizzata, occupa sempre posti di alta dirigenza nelle aziende  e gioca a golf.
perché è noto a tutti che napoli se ne cade di ‘green’ (ma  di handicap, quelli ce ne stanno’ di più).
comunque.
iscriversi è facile, basta compilare un form che dovrebbe restituire  gusti e preferenze, caricare qualche foto, lasciare un memorabile messaggio che racconti di te.
e poi basta, poi fa tutto lui.
o meglio, fanno tutto loro: un esercito di disadattati pronti veramente a qualsiasi cosa per affermare il principio di conservazione della specie.
io sono dolcemerilin scritto proprio così. che già uno con almeno la terza media, a leggere,  gli dovrebbe venire la pelle d’oca.
e invece.
carico una foto in cui mi si vede solo la testa di spalle –dunque nulla- e racconto di me che ‘sono meri di napoli e sono quì perchè o tanta voglia di fare amicizzia e poi chisà’  che sono alta meno di un metro e 50 per 65 kilogrammi, e sono un agricoltore ma che mi piace l’opera (questo è vero, però).
praticamente un cesso a pedali malato di schizofrenia.
ma niente,  quello è vero che il pesce che non tiene gli occhi: in una manciata di minuti ricevo già una dozzina di sbandate (si dice così in gergo: ‘tanino_37 ti ha inviato una sbandata’, che significa che uno ti vede e gli piaci talmente tanto che già ti ama) e almeno il doppio di sociopatici si affaccia sul mio profilo e mi contatta in chat o via mail.
ma questo servizio è a pagamento: praticamente per parlare con teddyboy78 o con herri83 devi pagare tipo 29 euro al mese. e io ovviamente, NO.
anche se un poco mi dispiace non interagire in tempo reale con gennjcat, atuttabirra75,  pochomarek, princeofpercia o alfred _douglas.
oh,  quante me ne riserverebbero.
ma mi accontento solo di leggere i profili dei miei partner ideali. come birikino che dice di sé di essere un sognatore, ma nell'accezione positiva del termine  -perché, ne esiste una negativa?- e  cerca una donna ....... ke abbia il senso dell'umorismo,........ e una spiccata eleganza interiore,...........-cioè che tenga il fegato 8 fili, praticamente-
oppure il saggio jung981 di sparanise amante dei viaggi che preferisce non descriversi  perchè ‘si può peccare di presunzione.... ma ama dirmi che lui crede in una semplice regola di vita, che io definisco delle 3 r, e cioè:
1. rispetto per se stessi, altrimenti non si può avere.....;
2. rispetto per gli altri.....;
3. responsabilità delle proprie azioni.....
come dicevo è semplice, ma bisogna crederci profondamente in essa per metterla in pratica tutti i giorni.
crederci sempre arrendersi mai, praticamente.

uno che mi piace pure è teneroclemens: allegro, non amo le persone perennemente in pena o che si inventano crisi depressive costanti, le problematiche vanno affrontate sempre in due.
p.s. non mi metto a descrivermi riguardo la mia parte fisica, non posso lamentarmi, anzi, vado in palestra tutti i giorni e amo i tatuaggi, che fanno parte del mio corpo.
e aggiunge:
qualsiasi cosa basta non rimanere fermi perchè la vita è una e dobbiamo lasciare qualcosa di importante su questa terra, ma non intendo parlare del mio lavoro minimamente, parlare di queste cose tiene lontano il dialogo normale e quotidiano.
clemens ha le idee chiare anche rispetto alla professione della sua donna ideale:
agente assicurativo, altri dirigenti, ambito legale, amministrazione/segreteria, assistente/segretaria, assistenza clienti, avvocatessa, bibliotecaria, libraia, commerciante, commercio al dettaglio/beni di consumo, consulente, contabile, cuoca, dentista, dirigente amministrativo, dirigente bancario, dirigente commerciale, dirigente finanziario, educatrice, estetista, finanza, fisioterapista, giornalista, grafica, impiegata ospedaliera, imprenditrice, infermiera, insegnante, lavoro autonomo, medico, notaio, operaia, parrucchiera, poliziotta, ristoratrice, selezione personale, sportiva, altro.

poi c’è  iterum_rudit_leo un po’ troppo serioso, non è il mio tipo.  lui affronta le questioni serie, con leggerezza e quelle leggere, con serietà...sarà per questo che mi piacciono le sfide...e si definisce ottimista, curioso, tenace, diffidente q.b. ironico e autoironnico. ma gli altri lo vedono  controllato, soprattutto nelle emozioni, distaccato, snob, spocchioso, scettico,con una punta di cinismo.
di certo, non mi piace definirmi solare e non mi piace usare "k" al posto di "ch"; ho messo le foto così, nel caso vi piacciano gli uomini con le chiome fluenti, non perdete tempo, visto che ho una capigliatura alla commissario montalbano
(ve vulesse fa vedè ‘a foto: zingaretti è proprio il termine di paragone appropriato).
ah, un'altra cosa ancora: perché inviarmi le sbandate e, poi, ignorare le mi richieste di conversare? non vedo la logica...
non va bene, non va bene –tranne per la storia delle k: troppo risentimento. 

ma mi sa che non è buono neanche cucciolosolo 78 dolce...coccolone, e molto molto romantico. simpatico, mi piace far star bene la persona che ho vicino, farla sentire importante, farle sapere ogni giorno quanto è importante, sono molto romantico, mi piace stupirla...anche con una semplice rosa, do sempre tutto me stesso nel rapporto, il dialogo p una cosa importante, sono sempre sincero è dico sempre ciò che penso, mi piacerebbe trovare una ragazza che possa ancora apprezzare tutto questo...
che vuommeco, non so chi mi ricorda. 

uno dei miei preferiti è vincenzo, alias fatuo fuoco : difficilissimo esprimersi, con poche roge, è la mia prima esperienza di ricerca di amicizie on line, che dire è fondamentale la conoscenza diretta e il conoscersi, vorrei cogliere quest occasione per fare nuove amicizie.....
il fuoco fatuo era ed è una credenza popolare divenuta poi un simbolo, di una luce nella notte che ti da speranza, il fuoco fatuo è benevolo e aiuta i viandanti a trovare la giusta via.............e poi mi intrigava il nome che è in se un ossimoro....
(certo, un ossimoro. idiota, prima di scrivere minchiate fatti una googlata, almeno).

meno male che per me che sono assai esigente c’è anche un esperto in fatto di femmine: uomointrigante: le donne sono un pianeta sconosciuto , riservano sempre nuove sorprese,emozioni , non si finisce mai di imparare, quello che di misterioso e affascinante possono esibire con la loro malizia....... si possino conquistare solo con la fantasia e l inteligenza e l'ardente passione del sapere attendere.....

eh. e aspetta amante dell’intrigo internazionale: stai bene dove stai.

giovedì 8 dicembre 2011

te piace 'o presepe? tempo di lettura previsto 1'58"

a me moltissimo.
mi piace tanto che, quando ero piccola, aspettavo la mattina dell’8 dicembre ancora più della notte della vigilia.
mi piace che a casa cominciavamo a comprare il panettone –rigorosamente ‘motta’- almeno una settimana prima perché il cartone serviva per fare la capanna
mi piace che papà non andava al lavoro e che alle nove di mattina lo trovavo già a smanettare con acqua e farina.
e mi piace anche ricordare quell’odore, anche se tecnicamente era una puzza.
e poi mi piace che stavo in piedi sulla sedia a schiacciare i grumi di questa colla puzzona e che appena si raffreddava diventava una roba inservibile, quindi bisogna far presto.
mi piace che mamma si metteva da parte e ci guardava –felice- giocare.
mi piace che me ne stavo seduta a terra a tagliare i giornali per fare la cartapesta e che mi ritrovavo tutte le mani nere, dopo.
e che quei giornali e quella colla e le spoglie del panettone, si trasformavano in pochi ore in un angolo di mondo lontano e brullo.
mi piacevano le mani grandi di papà che davano vita a montagne, rocce, grotte, ruscelli e io che guardavo avida e smaniosa e non capivo come.
mi piace che prendevo le mie tempere ‘giotto’, un pennello scadente e, con zelo, iniziavo a mescolare verde e marrone in un improbabile camouflage ma tanto poi la tempera è trasparente e quindi alla fine comunque, da sotto, si leggevano i titoli del giornale.
mi piace che il sughero sembrava solenne, ma invece poi era leggerissimo.
mi piace che quando ci mettevamo a provare le serie di pisellini –qui mamma collaborava però- ci distribuivamo strategicamente per il corridoio, braccia alzate per non far cadere le luci per terra, ma che tanto sempre se ne fulminava qualcuna.
e poi mi piace che quando si apriva la scatola dei pastori era una festa: il gruppo santo, i magi, ciccibacco, benino, gli angeli, le pecore, la lavandaia, l’osteria.
l’osteria era la mia preferita. mi piace che c’era un cuoco vestito alla maniera d’oggi: col cappello, il grembiule e il fazzoletto rosso al collo.
e poi una pastorella che dava da mangiare a una capretta, aveva una faccia bellissima.
mi piace che usavo chilometri di carta argentata per fare –male- un ruscello di pochi centimetri, e che alla fine non c’era mai spazio per mettere i tre tipi che accompagnano i re magi –che infatti credo non abbiano mai avuto il bene di stare sul nostro presepe-.
mi piace che nascondevo gesù bambino nei posti più improbabili e andavo di continuo ad assicurarmi che stesse sempre lì.
mi piacevano le pecore, decine, centinaia, sistemarle ovunque. e le case sbilenche, sempre troppo piccole rispetto ai pastori che comunque la testa arrivava al tetto.
e poi mi piace che, siccome attraverso cablaggi surreali i pisellini dovevano  illuminare i punti più strategici del presepe, si passava almeno un’ora ad accendere e spegnere le luci –anche qui mamma collaborava, si vede che c’ha il karma illuminotecnico- e insomma, era bello. 
ma la magia più grande era abbassare le tapparelle, accendere le luci, e mettersi tutti e tre  a guardarlo da lontano.
che questa cosa non c’è più, invece, non mi piace.

martedì 6 dicembre 2011

vita di sarah galmuzzi attraverso le lettere (delle amiche). tempo di lettura previsto 2'03"

vabbè, è cosa nota, a me gli uomini mi piacciono brutti. 
non proprio brutti brutti brutti, ma diciamo bruttarelli. cioè non sono certo una di quelle che si mette a guardare i culi o i pettorali.
a me mi piacciono assai intelligenti, un po’ magici, altamente alfabetizzati, perbene.
e con i peli in testa, in  faccia ed ovunque.
poi tutto il resto non mi interessa molto: ma che devo fare con questi deltoidi?
passano. essi prima o poi si sgonfiano, si ammosciano.
e a me rimane un demente con l’ala di gabbiano che mi offre un ‘dreenk’ e che tenta di convincermi di essere maledettamente simpatico.
meglio un bipede che  abbia una familiarità minima con l’argomento libri, si lavi, non mi rubi in casa.
certo magari anche che non si addormenti mentre facciamo sesso, non indossi scarpe ortopediche, eviti di insultarmi, non indossi indumenti di pile, nessun tipo di indumento, e non si tinga i capelli, ne’ li acconci in qualche audace riporto. 
insomma sono una che va per contenuti. e per questo mi definisco abbastanza democratica, diciamo. 
cioè è una cosa buona, uno dovrebbe essere contento, e invece.
invece a quelle non va mai bene niente. dicono che devo essere più selettiva,  ma tanto mica ci si devono fidanzare loro. bensì io. è pur vero però che, a ben vedere, anche tutti  ‘sti contenuti sono un poco una fetenzia,  il che, abbinato al fatto che io sono proprio la regina degli errori di valutazione dà luogo a situazioni, diciamo, pirotecniche.
di seguito un brandello di conversazione semiseria tra un paio di amiche deltoide- addicted, contro di me e su un demente a caso (ma pieno zeppo di contenuti, eh, eh).
e il dramma è che è tutto vero. cioè io sono esattamente così.   
ma loro mi amano fortunatamente, però a natale il regalo non glielo faccio lo stesso.

s. xxxxx dovrebbe uscire con mariano
m. il mago però
s. sai i dialoghi....
m. secondo me xxxxxx si farebbe leggere pure la mano. con snobismo però
s. secondo me è perchè non capisce (mo' galma si incazza, ma io lo vedo un po' scemo, o no?)
m. macheddici! i galmys sono tutti intellettuali. mutandati, psicotici se vuoi. non possono essere anche scemi. sarebbe troppo anche per la nostra.
s.  no hai capito. no intellettuali, ma amici del mondo, degli animali e della natura. lenone nomen omen.. solo per quello eh
m. dici? però per me ha rinunciato al nomen e ha optato per i 50 giorni da orsacchiotto…
s. infatti lui voleva chiamarsi esposito. molto volgare no?
s. quella capocciona terribile, ci piace la qualunque eh
m. morti e feriti. brutti pelosi e con gli occhi storti...
s. e colla pancia. deltoidi no no no! ma la pancia si
m. nonono muoro
s. e ma non evvè? e poi dice: bellino…dice: è bellino ià.... con la faccina un poco inclinata a 30° mentre fa spalluccia
m. uno standard.
…
a mia discolpa però, vorrei dire che una volta col deltoide ci ho provato comunque.
ma no, non ce la posso proprio fare.

sabato 3 dicembre 2011

brutta. ma anche: classe 1976, orrore! tempo di lettura previsto 1'58"




ieri mi è malauguratamente venuta in mente questa canzone.
una canzone di merda, intendiamoci, ma che mi impone delle riflessioni.
cioè che nessuno dovrebbe dire a un altro che è brutto. non in faccia almeno, non così.
non a 15 anni. l’età che presumibilmente ha il mostro della canzone, e che è un’età effettivamente ingenerosa. 
quando poi hai 15 anni nel 1991, i brufoli, i capelli crespi sistemati alla meno peggio con una pettinessa e atteggiati in un imperdonabile ‘cocco’, e tua mamma ti costringe a mettere gonne lunghe e giacche con le spalline, ti vieta l’uso della pinzetta per le ciglia ‘che devi fare a mamma, tanto a che ti serve?’ e non ti compra altre scarpe che delle timberland  pezzotte che ti impone di usare anche sotto le gonne tipo, allora sì, sei davvero sfigata. o, effettivamente, per dirla con alessandro canino proprio ‘brutta’.
e io non ero neanche la succitata acciughina, ma una robusta ragazzotta precocemente sviluppata senza neanche il bene delle tette grosse.
insomma, un cesso.
né il  mio fidanzato dell’epoca risparmiava di ricordarmelo. cioè aveva anche un poco ragione, però magari evitare di dirmelo, eh?
anche perché lui era bellissimo, il ragazzo più figo che avessi mai visto (e a tutt’oggi rimane nella mia personale top-five, -vabbè non ci vuole assai comunque), e  si chiamava alessandro come il canino di cui sopra ma a differenza del cantautore frizzantino era meno indulgente.
cioè lui mi diceva proprio: ‘sei un po’ brutta’. ma serio, eh. e me lo diceva spesso.
e io che pianti che mi facevo, ma assai… mi chiudevo nella stanza tormentando il mio diario e interrogandolo sul perché lui fosse così cattivo con me, ed ero ovviamente terrorizzata di perderlo dopo anni e anni in cui avevo sospirato passando davanti alla porta della sua classe, e non mi sembrava vero che mi ero portata a casa quel comò.
e meno male che alessandro era un intellettuale, lui leggeva, disegnava –meravigliosamente-,  mi sorprendeva con disamine guizzanti e pensieri laterali (mi ricordo che mi teneva ore a parlarmi della guerra del golfo), ma io, IO vedevo non è la rai che il quello stesso 1991 vedeva la luce.
la trasmissione più ingiusta del pianeta terra.
non forse per gli adolescenti segaioli  e i loro papà, ma per le loro squallide e irrisolte compagnucce di classe, sì.
cioè io sapevo perfettamente come doveva essere fatta una quindicenne bona e  nutrivo un’invidia livida per quelle tope secchissime dai capelli meravigliosi che agitavano culi perfetti.
e sapevo perfettamente di essere la cosa più distante da una qualsiasi alessia o federica o laura o non lo so.
ma che anni bui.
poi fortunatamente hanno inventato la piastra per i capelli, io ho avuto il bene di potermi scegliere i vestiti da sola, i brufoli – non tutti- se ne sono andati, ho preso confidenza con la ceretta e sono entrata nel pianeta tacco.
diciamo che le cose vanno un poco meglio adesso. ma vorrei comunque dire a gianni boncompagni che lo odio. 
ah, e pure a alessandro canino che i comunque 'i seni' non mi sono cresciuti e il rimmel non ‘si strucca’ e che anche se gli serviva solo per la rima gli è uscita male lo stesso.
ciao.

martedì 29 novembre 2011

il trucco c’è. tempo di lettura previsto 2’12”

puro lino. again.
no, questo no è quello della palestra. è un altro. idiota come l’aerobico, però.
deve essere il mio karma, non saprei.
insomma lino.
lino è assistente in seconda di salvatore, titolare di un piccolo esercizio en plein air di prodotti cosmetici  nel cuore del vomero.
in pratica vende i trucchi in mezzo al mercatino –originali, però- e lino scarica i cartoni.
non è che può fare altro, poverino.
insomma lino.
sguardo vacuo, accento colorito da chiari echi bergamaschi, pensiero disarticolato, bocca semiaperta, fascia in puro pile 8 fili, che sennò viene la sinusite, mi conosce da anni, e da anni timidamente mi corteggia come meglio può.
cerca di fare colpo, poverino, parla di viaggi (perché sa che mi piacciono assai) si interessa della mia vita privata, del lavoro, mi chiede pure se mamma sta bene, per dire.
una volta poi, tra un mascara e una limetta per le unghie doveva sentirsi talmente gagliardo che mi ha chiesto perfino il numero di telefono, poverino, e il dramma è che io- che pure di lino diciamocelo, me ne fotto- ero quasi sul punto di darglielo, visto il mio problema a verbalizzare i ‘no’.
vabbè comunque lino il semplice mi dice sempre che tanto io dei trucchi non ne ho bisogno perché sono già bellissima così, e che li spendo a fare tutti questi soldi, eh? eh? e che se tutte le clienti fossero come me loro dovrebbero chiudere baracca e azzarda anche un ‘sei molto secsi’ quando si sente molto audace.
insomma lino.
va detto a sua parziale discolpa però, che mi ha sempre visto vestita cristiana, truccata, tipo con un tacco, pettinata decente. non proprio tirata a pasta, ma insomma che potevo andare in giro anche senza porto d’armi.
poi un giorno, mal mi incolse, sono andata a cambiare un fetente di smalto -che mi ero resa conto ce l’avevo uguale- con la tuta, i capelli tirati, faccia di un colore indefinito, in perfetto stile out of bed insomma. 
e quello lino non mi ha riconosciuto. 
marò. poi dici che uno deve andare a fare i corsi sull’autostima, ma educateli pure a questi ambulanti, che sono in grado di distruggerti con un saluto mancato seppellendoti sotto cumuli di mortificazione, miseria e vergogna .
cioè lino per me era una certezza. sapevo che qualsiasi cosa, lui mi diceva che ero sempre bella, e invece.
stamattina –che però stavo acconciata bunariella- mi ha ricordato non senza una punta di sadismo di quando ‘quella volta che tenevi la tuta non ti avevo riconosciuto ah ah ah, ma resti sempre bella comunque, eh’
‘lino finiscila’
‘no, ma veramente, mica ti voglio offendere’
‘azz, mi stai dicendo che sono un cesso a pedali senza trucco’
‘no, ma quando mai, scusami scusami’
‘stai peggiorando la tua posizione’
‘jà guarda, se me lo chiedi non vado neanche più in venezuela e resto qua con te’
ma anche no, lino, parti sereno. anzi mandami una bella cartolina.