sabato 28 gennaio 2012

emergency room. tempo di lettura previsto 2'12"

susanna è tornata a casa.
susanna è la mia mamma, la mia mamma scassamaroni per l’esattezza.
ma tutte le mamme sono scassamaroni, dunque la precisazione è inutile.
insomma, susanna, la mia mamma è tornata a casa dopo cinque giorni di ospedale. mi ha fatto prendere un bello spavento, e credo che pure lei non è che si è proprio divertita. per la paura, certo, ma non solo. perché l’ospedale è una cosa tremenda che più tremenda non si può. e tutti i luoghi comuni che li riguardano sono tremendamente veri:
sono angoscianti? sì.
puzzano? sì.
funziona tutto più o meno male? sì.
si muore di caldo? sì.
ci sono i cazzi disegnati negli ascensori? sì.
quei cibi brodosi sono proprio così brodosi? sì.
e che infatti le genti si portano i cibi da casa anche se sono diabetici e simili? sì.
però c’è sempre qualcuno gentile che fa un fatto carino che ti sorprende? sì.
le infermiere sono quasi tutte grasse e con degli orecchini di una bigiotteria scadentissima? sì.
ci trovi signore un po’ strane che ti raccontano tutti i loro fatti e giovani donne ancora più strane che li stanno a sentire? sì.
e infatti, io.
io ho fatto amicizia con luisa.
luisa sembra un po’ una strega: capelli lunghi e disordinati con tipo otto dita di ricrescita, occhi spiritati, artigli affilati, sufficientemente sporchi con un residuo di smalto del 2008, credo.
ha 74 anni ma il corpo sodo: mi fa verificare di persona lo stato di tonicità delle sue cosce.
io non è che ci tenessi, devo dire, però pareva brutto non.
comunque luisa, il cui problema, oltre alla demenza, credo sia una cosa tipo flebite, è molto arrabbiata: dice che i nipoti la odiano tutti e non se ne spiega le ragioni. secondo me invece è perchè è stata una zia cattiva, parla sempre di soldi ed è tirchia. e poi dice che la nipote è brutta e grassa (un poco tiene ragione, maria peserà 164 chilogrammi al netto degli ori). 
abita a giugliano col figlio e la nuora. il figlio si chiama gaetano è del ‘55 ed è nato di 6,7 chili: ovviamente è figlio unico.
è vedova da cinque anni: tonino, il marito, oltre ad averle lasciato una buona pensione, era bello: per averne conferma mi fa vedere il ciondolo con la foto. non so se tonino tecnicamente sia un bello, immagino abbia avuto un suo pubblico, diciamo. comunque tonino, non per disprezzare, ma faceva l’ebanista. ma mica un ebanista qualunque, addirittura l’ebanista al comune di napoli.
luisa non  deve essere abituata all’idea di incontrare qualcuno che conosca il significato di questa parola, perché quando con entusiasmo le dico: ‘ah, chissà che bei mobili che avete a casa’ lei si fa rossa rossa, si commuove quasi e trova nella mia sapienza la ragione della mia bellezza.
l’attenzione e la cura con la quale la ascolto, uniti al fatto che so perfino cosa sia un ebanista, fa pensare a luisa che io sia una donna speciale, perfetta per suo nipote, e dopo essersi sincerata che io non sia vedova a mia volta, mi parla di questo bravo ragazzo ma sfortunato in amore, di cui, naturalmente, ho avuto il numero di telefono. dice che lo devo chiamare, se l’è fatto promettere.
se io e il nipote ci sposiamo lei fa venire a cantare pino daniele al matrimonio. dice che è zia anche sua. ma pure se mi sposo a un altro, siccome si vede che sono buona, lei a pino daniele me lo fa venire a cantare lo stesso. se però pino daniele non  mi piace posso far venire monica sarnelli, anch’essa nipote, ovviamente.
io veramente non ho intenzione di risposarmi, né penso che farò mai quel numero di telefono, però luisa, teniamoci in contatto, non si può mai sapere.

lunedì 23 gennaio 2012

pasqualone. tempo di lettura previsto 1'03"

questa è la storia di pasqualone.
pasqualone è un omone grande e grosso. 
fatto di ferro, fili, tubi, vetro, è alto molti metri e può fare un po’ paura, perfino.
l’ho incontrato ieri, attraversando una strada un po’ magica, una strada che cammina sul mare, una strada sulla quale i grandi passeggiano e i bambini corrono e gridano. 
gridano pure i grandi, veramente, ma comunque.
da lontano sembra piccolo, pasqualone, poi ti avvicini e lui si manifesta in tutta la sua imponenza. è un gigante di ferro un po’ arrugginito. gli occhi sono tondi e buffi, i capelli arruffati, ha un’espressione un poco triste: secondo me si sente solo. 
esposto al vento, alla mercè dei gabbiani dispettosi, sciupato dalla salsedine. deve fare freddo d’inverno, lì, in mezzo al mare.
ma pasqualone ha anche un’aria fiera e superba. perché finalmente si sono accorti di lui, di questo gigante dall’aria stupita che giaceva dimenticato tra caldaie e colate continue, nascosto da una ciminiera. 
ha dormito per parecchi anni pasqualone, poi un giorno qualcuno ha iniziato a smontare quell’inferno di macchine e cavi e bulloni e tondini d’acciaio e lo hanno trovato lì che sonnecchiava all’ombra di un forno a calce. è stata una scoperta sorprendente: la testa sembrava proprio la colonna di una ciminiera ed era –incredibilmente- coperta da un intreccio di cavi di acciaio -un nido per uccellacci di ferro- che suggeriva una capigliatura  sciatta e disordinata. 
e che dire del resto? due riflettori e una bombola d’ossigeno per formare gli occhi e  il naso: incredibile  come tutti questi pezzi, incontratisi per caso, abbiano finito per dare un viso a quell'omone. e nessuno se ne era mai accorto prima, eh.
benedetta dismissione, hai liberato il gigante dalla sua prigione di rottami e gli hai regalato finalmente l’aria, finalmente il sole, finalmente il mare. e anche i gabbiani, ma vabbè.
adesso pasqualone è più felice: accoglie con un sorriso difficile da immaginare, i grandi che passeggiano e i bambini che corrono e gridano, e i grandi pure che gridano, mentre il sole gli scalda la schiena.

forse qualcuno proverà a dirmi che quel totem è frutto della fantasia di un giovane artista napoletano,  e che i riflettori antideflagrazione e i tondini d’acciaio sono stati messi lì apposta a formare gli occhi e i capelli e che pasqualone, lui no, mica dormiva quando l'hanno trovato.
ma io non lo so se a questa storia ci voglio credere.


domenica 8 gennaio 2012

il primo amore non si scorda mai. tempo di lettura previsto 53"

sei entrato nella mia vita una sera di novembre.
faceva freddo, c’era vento, era buio buio, mi pare fosse una notte senza luna.
sei sbucato fuori dal nulla, la tua sagoma imponente mi ha spaventato dapprima, poi incuriosito, infine stregato. ho apprezzato da subito le tue spalle forti, i tuoi capelli folti e grigi, la tua andatura certa.
ma soprattutto ho amato il tuo modo di guardarmi, languido e sicuro, paziente, rispettoso.
non avevi fretta di conoscermi, toccarmi, sentire il mio odore: ti bastava che i nostri occhi si incrociassero per essere felice, e in quell’attesa ho imparato ad amarti.
e ad aspettarti, ogni sera. appena calava il buio il mio naso andava per aria, perso a cercare il tuo corpo, decifrare il tuo passo, intuire i tuoi movimenti.
e tu puntuale, ogni sera, sei venuto a regalarmi attimi di gioia e struggimento. hai saputo essere paziente, rispettare i miei tempi, sopportare le mie intemperanze.
spesso sei stato accolto col sorriso e del cibo gustoso, preparato per rendere più piacevole la tua visita.
ero certa di poter dire che in quelle ore  ci fossimo amati. mi sembrava che volessimo le stesse cose, che immaginassimo un futuro insieme, passeggiate al chiaro di luna, baci, carezze languide.
e invece.
invece sei sparito. così, nel nulla. come tutti.
avrei dovuto ascoltare chi mi diceva che eri uguale a tutti gli altri maschi, una bestiaccia egoista, strafottente e irrispettosa, che si prende quello che vuole nel momento in cui lo vuole e  poi, quando si stufa, gira le spalle e se ne va, così, senza neanche salutare.
mi hai ferita. ferita ed umiliata: pensavo di piacerti, che volessi conoscermi un po’ meglio, che potessimo costruire qualcosa. ti sei divertito solo a sedurmi, maledetto narciso e adesso, adesso che io sono pronta per l’amore tu esci come un lampo dalla mia vita, così, senza neanche una spiegazione.
ho perso l’appetito, da giorni non mangio nulla. ho solo voglia di starmene chiusa in casa, al caldo, sul letto. nulla raccoglie la mia attenzione, nulla desta il mio interesse. ho solo bisogno di carezze e abbracci. ho bisogno di sentirmi amata, ho bisogno che qualcuno lodi le mie forme sinuose e acerbe, si perda nel velluto dei miei capelli, mi domi, mi stringa.
ho bisogno di capire che non mi sono sbagliata e che anche tu mi ami e allora ti chiamo, scruto il cielo, grido il tuo nome alla luna, ma tu non mi rispondi.
vaffanculo alfredo.

v.

martedì 3 gennaio 2012

ciao frodo. tempo di lettura previsto 1'23"

è morto frodo.
cioè non è che è morto proprio frodo frodo quello del ‘signore degli anelli’, ma uno che io chiamavo così perché ci somigliava.
a pensarci bene forse neanche tanto:  innanzitutto non aveva la taglia di un hobbit, ma anzi direi che era alto e smilzo. però aveva un sacco di capelli ricci, acconciati in una piega che neanche cristian, il cantante, e gli occhioni grandi e verdi e buoni. quelli sì.
poi si metteva degli stivaletti a punta sotto pantaloni ultraskinny, e dei laccetti al collo, tipo con dei ciondoli indiani, orrore. questo magari  preferisco non ricordarmelo.
credo che fosse un uomo allegro: tutti i suoi dipendenti –gli impiegati del piccolo supermercato che dirigeva- erano sempre felici e complici tra loro e cordiali. tranne gianni, ma vabbè quello è incazzato con la vita perché è zoppo, quindi non fa testo.
frodo è stata una delle prime persone che mi ha sorriso quando sono arrivata, sola, nella mia nuova, ennesima casa. ha sorriso a una donna giovane, che  forse trovava carina, un viso nuovo nella zona, una spesa enorme.
e di fronte a quella mezza dozzina di sacchetti mi sono sentita in dovere di raccontargli un po’ di fatti miei. non che io sia nota per la mia riservatezza, eh.
ma insomma, in pochi minuti, ma poi nelle settimane e nei mesi, frodo ha condiviso i miei dolori piccoli e grandi : il matrimonio, la casa, la separazione, poi il lavoro e ‘ma dai, sei bella e giovane e intelligente, vedi che tutto si sistema, su’. frodo credeva nella vita più di me, evidentemente.
spesso giocava a indovinare dalla spesa che facevo, cosa dovevo cucinare e per chi, e ogni tanto ci prendeva. un intuito che non lo supportava sempre, però: quando ha visto che ho iniziato a comprare omogeneizzati mi ha chiesto se avessi un bambino. ebbene, ho dovuto ricordargli che la nascita di un bambino di solito è preceduta da una gravidanza, uno stato facilmente intuibile, diciamo. e che no, gli omogeneizzati alla platessa erano per la gatta.
poi mi voleva sempre  far fare la tessera del super che io per scaramanzia non ho mai voluto fare: ogni giorno la stessa tarantella, lui diceva che la tessera allunga la vita. eh.
e poi basta. non ricordo molto altro di lui, se non che aveva una macchina color salmone, tipo una twingo e che una volta mi ha fatto comprare la carne sbagliata per lo spezzatino che gliela dovevo solo chiavare appresso. e poi che ogni volta che andavo cercando i cetrioli per fare lo tzatzichi mi diceva che per colpa del batterio killer i cetrioli non si trovavano ma poi invece il fruttivendolo a fianco ne aveva cataste.
non so neanche come si chiamasse o quanti anni avesse o se avesse famiglia.
però so che è sbagliato che sia morto, travolto da una macchina che non si è fermata, e che forse il mio saluto gli avrebbe strappato un altro sorriso.

sabato 31 dicembre 2011

anno nuovo cita nuova. tempo di lettura previsto 2'03"

un taglio di capelli di cui ancora mi pento;  la ricetta –fenomenale- del semifreddo alla mandorla;  un viaggio bruttissimo che mi metto vergogna a ricordarlo; regali sbagliati; una casa nuova in cui risistemare le mie cose; sopportare sopportare sopportare; le ore infinite a parlare con le mie amiche; un sacco di orecchini veramente belli: quelli della mia vita; la prima volta che mi sono sentita vecchia davvero; i negroni, dio quanti negroni; le noccioline, dio quante noccioline; un vestito che volevo da un sacco di tempo; il dolore della mortificazione; le notti passate a ridere e a ballare; la paura che non ce la farai; un libro che è sparito; i lecci a stella; prendere un bus la notte perché non puoi permetterti un taxi; la perdita di molti privilegi; la vergogna; un grafitaro con due F travestito da architetto; l'asteroide B612; gli spaghetti alici e pecorino; le passeggiate dolcissime alla ricerca di nonni perduti;  le amiche che ti vengono a prendere sotto casa sempre  e non si storzellano mai; la prima volta su un set cinematografico; scoprire che i dinosauri sono esistiti davvero; le lacrime che non pensavo di avere; non sapere che cosa farai da grande; gli insulti gratuiti, violenti, ma anche le carezze che non ti aspetti; un piccolo amico che si chiama cozzolino; una rosa per il mio compleanno; molta dolcezza; l’ennesimo proposito di fare palestra tutto l’anno e invece solo tre mesi; una volpe senza coda- ma sempre molto volpe; ancora una festa dell’immacolata a casa della nonna; i poeti della domenica; vedere un gruppo incidere un disco; lupi travestiti da agnelli; chiamare i carabinieri alle 2 di notte; la fiducia di persone che credono in te; finalmente dei dread; vendere libri; vendere cornetti e cappuccini; litigare furiosamente al check mentre stai partendo per venezia; un viaggio in treno da dimenticare; le persone che dovrebbero veramente spararsi e invece; ritrovare i miei cugini; molti, troppi minestroni surgelati; violetta e alfredo che si amano dal vetro; la luna a marechiaro; attraversare milano di notte, in vespa; i concerti con la mia amica biondissima; un sacco di incontri sbagliati; un amore struggente; la voglia di cambiare tutto; la paura di cambiare tutto; le mie amiche sul terrazzo, il giorno del mio compleanno; gli esseri inutili a cui ho dato credito; la cattiveria; le aule di tribunale; una rete che non avrò mai il coraggio di indossare; gli appuntamenti pomeridiani dal mite pasqualo; i sarti; un cane in prestito; questo stupido blog; il ricordo di papà sempre più forte; sessioni interminabili di manicure; le persone di cui francamente non mi frega nulla; la signora russo che perde il telefono nel taxi; un disco bellissimo; le lenzuola colorate; il batticuore; capire che c’è gente che farà parte della tua vita per sempre; lo psicologo; una giornata al mare spassosissima; un cappello imbarazzante; la pesca a traino; ricevere un regalo che è esattamente quello che ti volevi comprare domani; le parole che non si pesano e che fanno malissimo; avere finalmente delle certezze astrologiche; la vasca con le tartarughe dove non dovrebbe mai esserci una vasca con le tartarughe; le talee di potos ad libitum; scoprire la coca zero; un tassista eroe, soffrire per le amiche; gli ottimi piatti di pasta e ceci -troppi però; le mutande regalate; le mutande indossate; le mutande non indossate; una luna elettrica; le cose di cui ti penti; la speranza che forse le cose si aggiustano. ma forse.
ciao 2011.

lunedì 19 dicembre 2011

caro babbo natale. tempo di lettura previsto 1'58"

quest’anno vorrei un sacco di cose, almeno 50: ma non necessariamente in quest’ordine.

1.       la casa di campagna di barbie. ce l’aveva quella nel mio palazzo, e come la schifavo che non mi ci faceva giocare mai.
2.       una fornitura ospedaliera di pinzette, forcine, elastici, mollette che me le perdo tutte.
3.       un lavoro.
4.       cioccolata che non faccia ingrassare.
5.       un mestolo col becco che quando faccio le marmellate se ne perde sempre un sacco.
6.       i miei vecchi capelli: lunghissimi mossissimi tantissimi bellissimi.
7.       la pace nel mondo.
8.       una scimmietta.
9.       che quando esco non piove
10.   un pulsante che lo premi e ti strucchi.
11.   un pulsante che lo premi e ti spalma la crema.
12.   che albano e romina fanno pace.
13.   continuare a ridere a crepapelle con le mie amiche.
14.   un cappello a forma di elefante. ah no, quello già ce l’ho.
15.    eleganza, garbo,  grazia. no assai, basta un po’.
16.   che trovo sempre parcheggio anche quelle pochissime volte che prendo la macchina.
17.   l’estinzione degli uomini che si pittano i capelli e/o si fanno il riporto.
18.   l’estinzione del pile.
19.   l’estinzione dei cretini.
20.   l’estinzione dei mediocri.
21.   soldi. assai, in contanti, ma anche assegni, bonifici, travel cheque, ticket restaurant.
22.   stare ore sui tacchi senza dolermene.
23.   sorridere sempre.
24.   che il trucco non si scioglie.
25.   la felicità di tutti gli animali tranne gli insetti.
26.   imparare a far di conto.
27.   una cassetta di beck’s. facciamo due.
28.   riavere il mio olfatto, ma non sempre.
29.   non avere più paura di prendere l’aereo .
30.   che quando faccio i dolci o le brioches , essi  lievitano sempre
31.   il letto caldo quando mi corico (d’inverno).
32.   il letto fresco quando mi corico (d’estate).
33.   che il pavimento si lava da solo.
34.   un  dipinto di rothko.
35.   un dipinto di matisse.
36.   un dipinto di casorati.
37.   accarezzare un pinguino.
38.   imparare a praticare almeno uno sport.
39.   quella testa di bambola che la trucchi e la pettini.
40.   le bolle di sapone
41.   dosi massicce di forza di volontà, pazienza, tolleranza, zirtec.
42.   sapere pronunciare le parole all’incontrario.
43.   che giuseppe il mio portiere, muore.
44.   tante borse nel mio armadio. meno sul mio viso.
45.   magrezza eterna.
46.   il look di antonella clerici.
47.   una cosa che non si può dire.
48.   un’ altra cosa che non si può dire.
49.   aè. un’altra cosa ancora che non si può dire.
50.   vedere la neve.

martedì 13 dicembre 2011

quori solitari. e vorrei anche vedere che non. tempo di lettura previsto 4'23"

mi sono iscritta a meetic.
quel sito di incontri che ti promette che in poche abili mosse trovi l’anima gemella. non ti dice però che essa spesso è imbarazzante, non scolarizzata, occupa sempre posti di alta dirigenza nelle aziende  e gioca a golf.
perché è noto a tutti che napoli se ne cade di ‘green’ (ma  di handicap, quelli ce ne stanno’ di più).
comunque.
iscriversi è facile, basta compilare un form che dovrebbe restituire  gusti e preferenze, caricare qualche foto, lasciare un memorabile messaggio che racconti di te.
e poi basta, poi fa tutto lui.
o meglio, fanno tutto loro: un esercito di disadattati pronti veramente a qualsiasi cosa per affermare il principio di conservazione della specie.
io sono dolcemerilin scritto proprio così. che già uno con almeno la terza media, a leggere,  gli dovrebbe venire la pelle d’oca.
e invece.
carico una foto in cui mi si vede solo la testa di spalle –dunque nulla- e racconto di me che ‘sono meri di napoli e sono quì perchè o tanta voglia di fare amicizzia e poi chisà’  che sono alta meno di un metro e 50 per 65 kilogrammi, e sono un agricoltore ma che mi piace l’opera (questo è vero, però).
praticamente un cesso a pedali malato di schizofrenia.
ma niente,  quello è vero che il pesce che non tiene gli occhi: in una manciata di minuti ricevo già una dozzina di sbandate (si dice così in gergo: ‘tanino_37 ti ha inviato una sbandata’, che significa che uno ti vede e gli piaci talmente tanto che già ti ama) e almeno il doppio di sociopatici si affaccia sul mio profilo e mi contatta in chat o via mail.
ma questo servizio è a pagamento: praticamente per parlare con teddyboy78 o con herri83 devi pagare tipo 29 euro al mese. e io ovviamente, NO.
anche se un poco mi dispiace non interagire in tempo reale con gennjcat, atuttabirra75,  pochomarek, princeofpercia o alfred _douglas.
oh,  quante me ne riserverebbero.
ma mi accontento solo di leggere i profili dei miei partner ideali. come birikino che dice di sé di essere un sognatore, ma nell'accezione positiva del termine  -perché, ne esiste una negativa?- e  cerca una donna ....... ke abbia il senso dell'umorismo,........ e una spiccata eleganza interiore,...........-cioè che tenga il fegato 8 fili, praticamente-
oppure il saggio jung981 di sparanise amante dei viaggi che preferisce non descriversi  perchè ‘si può peccare di presunzione.... ma ama dirmi che lui crede in una semplice regola di vita, che io definisco delle 3 r, e cioè:
1. rispetto per se stessi, altrimenti non si può avere.....;
2. rispetto per gli altri.....;
3. responsabilità delle proprie azioni.....
come dicevo è semplice, ma bisogna crederci profondamente in essa per metterla in pratica tutti i giorni.
crederci sempre arrendersi mai, praticamente.

uno che mi piace pure è teneroclemens: allegro, non amo le persone perennemente in pena o che si inventano crisi depressive costanti, le problematiche vanno affrontate sempre in due.
p.s. non mi metto a descrivermi riguardo la mia parte fisica, non posso lamentarmi, anzi, vado in palestra tutti i giorni e amo i tatuaggi, che fanno parte del mio corpo.
e aggiunge:
qualsiasi cosa basta non rimanere fermi perchè la vita è una e dobbiamo lasciare qualcosa di importante su questa terra, ma non intendo parlare del mio lavoro minimamente, parlare di queste cose tiene lontano il dialogo normale e quotidiano.
clemens ha le idee chiare anche rispetto alla professione della sua donna ideale:
agente assicurativo, altri dirigenti, ambito legale, amministrazione/segreteria, assistente/segretaria, assistenza clienti, avvocatessa, bibliotecaria, libraia, commerciante, commercio al dettaglio/beni di consumo, consulente, contabile, cuoca, dentista, dirigente amministrativo, dirigente bancario, dirigente commerciale, dirigente finanziario, educatrice, estetista, finanza, fisioterapista, giornalista, grafica, impiegata ospedaliera, imprenditrice, infermiera, insegnante, lavoro autonomo, medico, notaio, operaia, parrucchiera, poliziotta, ristoratrice, selezione personale, sportiva, altro.

poi c’è  iterum_rudit_leo un po’ troppo serioso, non è il mio tipo.  lui affronta le questioni serie, con leggerezza e quelle leggere, con serietà...sarà per questo che mi piacciono le sfide...e si definisce ottimista, curioso, tenace, diffidente q.b. ironico e autoironnico. ma gli altri lo vedono  controllato, soprattutto nelle emozioni, distaccato, snob, spocchioso, scettico,con una punta di cinismo.
di certo, non mi piace definirmi solare e non mi piace usare "k" al posto di "ch"; ho messo le foto così, nel caso vi piacciano gli uomini con le chiome fluenti, non perdete tempo, visto che ho una capigliatura alla commissario montalbano
(ve vulesse fa vedè ‘a foto: zingaretti è proprio il termine di paragone appropriato).
ah, un'altra cosa ancora: perché inviarmi le sbandate e, poi, ignorare le mi richieste di conversare? non vedo la logica...
non va bene, non va bene –tranne per la storia delle k: troppo risentimento. 

ma mi sa che non è buono neanche cucciolosolo 78 dolce...coccolone, e molto molto romantico. simpatico, mi piace far star bene la persona che ho vicino, farla sentire importante, farle sapere ogni giorno quanto è importante, sono molto romantico, mi piace stupirla...anche con una semplice rosa, do sempre tutto me stesso nel rapporto, il dialogo p una cosa importante, sono sempre sincero è dico sempre ciò che penso, mi piacerebbe trovare una ragazza che possa ancora apprezzare tutto questo...
che vuommeco, non so chi mi ricorda. 

uno dei miei preferiti è vincenzo, alias fatuo fuoco : difficilissimo esprimersi, con poche roge, è la mia prima esperienza di ricerca di amicizie on line, che dire è fondamentale la conoscenza diretta e il conoscersi, vorrei cogliere quest occasione per fare nuove amicizie.....
il fuoco fatuo era ed è una credenza popolare divenuta poi un simbolo, di una luce nella notte che ti da speranza, il fuoco fatuo è benevolo e aiuta i viandanti a trovare la giusta via.............e poi mi intrigava il nome che è in se un ossimoro....
(certo, un ossimoro. idiota, prima di scrivere minchiate fatti una googlata, almeno).

meno male che per me che sono assai esigente c’è anche un esperto in fatto di femmine: uomointrigante: le donne sono un pianeta sconosciuto , riservano sempre nuove sorprese,emozioni , non si finisce mai di imparare, quello che di misterioso e affascinante possono esibire con la loro malizia....... si possino conquistare solo con la fantasia e l inteligenza e l'ardente passione del sapere attendere.....

eh. e aspetta amante dell’intrigo internazionale: stai bene dove stai.