giovedì 8 dicembre 2011

te piace 'o presepe? tempo di lettura previsto 1'58"

a me moltissimo.
mi piace tanto che, quando ero piccola, aspettavo la mattina dell’8 dicembre ancora più della notte della vigilia.
mi piace che a casa cominciavamo a comprare il panettone –rigorosamente ‘motta’- almeno una settimana prima perché il cartone serviva per fare la capanna
mi piace che papà non andava al lavoro e che alle nove di mattina lo trovavo già a smanettare con acqua e farina.
e mi piace anche ricordare quell’odore, anche se tecnicamente era una puzza.
e poi mi piace che stavo in piedi sulla sedia a schiacciare i grumi di questa colla puzzona e che appena si raffreddava diventava una roba inservibile, quindi bisogna far presto.
mi piace che mamma si metteva da parte e ci guardava –felice- giocare.
mi piace che me ne stavo seduta a terra a tagliare i giornali per fare la cartapesta e che mi ritrovavo tutte le mani nere, dopo.
e che quei giornali e quella colla e le spoglie del panettone, si trasformavano in pochi ore in un angolo di mondo lontano e brullo.
mi piacevano le mani grandi di papà che davano vita a montagne, rocce, grotte, ruscelli e io che guardavo avida e smaniosa e non capivo come.
mi piace che prendevo le mie tempere ‘giotto’, un pennello scadente e, con zelo, iniziavo a mescolare verde e marrone in un improbabile camouflage ma tanto poi la tempera è trasparente e quindi alla fine comunque, da sotto, si leggevano i titoli del giornale.
mi piace che il sughero sembrava solenne, ma invece poi era leggerissimo.
mi piace che quando ci mettevamo a provare le serie di pisellini –qui mamma collaborava però- ci distribuivamo strategicamente per il corridoio, braccia alzate per non far cadere le luci per terra, ma che tanto sempre se ne fulminava qualcuna.
e poi mi piace che quando si apriva la scatola dei pastori era una festa: il gruppo santo, i magi, ciccibacco, benino, gli angeli, le pecore, la lavandaia, l’osteria.
l’osteria era la mia preferita. mi piace che c’era un cuoco vestito alla maniera d’oggi: col cappello, il grembiule e il fazzoletto rosso al collo.
e poi una pastorella che dava da mangiare a una capretta, aveva una faccia bellissima.
mi piace che usavo chilometri di carta argentata per fare –male- un ruscello di pochi centimetri, e che alla fine non c’era mai spazio per mettere i tre tipi che accompagnano i re magi –che infatti credo non abbiano mai avuto il bene di stare sul nostro presepe-.
mi piace che nascondevo gesù bambino nei posti più improbabili e andavo di continuo ad assicurarmi che stesse sempre lì.
mi piacevano le pecore, decine, centinaia, sistemarle ovunque. e le case sbilenche, sempre troppo piccole rispetto ai pastori che comunque la testa arrivava al tetto.
e poi mi piace che, siccome attraverso cablaggi surreali i pisellini dovevano  illuminare i punti più strategici del presepe, si passava almeno un’ora ad accendere e spegnere le luci –anche qui mamma collaborava, si vede che c’ha il karma illuminotecnico- e insomma, era bello. 
ma la magia più grande era abbassare le tapparelle, accendere le luci, e mettersi tutti e tre  a guardarlo da lontano.
che questa cosa non c’è più, invece, non mi piace.

martedì 6 dicembre 2011

vita di sarah galmuzzi attraverso le lettere (delle amiche). tempo di lettura previsto 2'03"

vabbè, è cosa nota, a me gli uomini mi piacciono brutti. 
non proprio brutti brutti brutti, ma diciamo bruttarelli. cioè non sono certo una di quelle che si mette a guardare i culi o i pettorali.
a me mi piacciono assai intelligenti, un po’ magici, altamente alfabetizzati, perbene.
e con i peli in testa, in  faccia ed ovunque.
poi tutto il resto non mi interessa molto: ma che devo fare con questi deltoidi?
passano. essi prima o poi si sgonfiano, si ammosciano.
e a me rimane un demente con l’ala di gabbiano che mi offre un ‘dreenk’ e che tenta di convincermi di essere maledettamente simpatico.
meglio un bipede che  abbia una familiarità minima con l’argomento libri, si lavi, non mi rubi in casa.
certo magari anche che non si addormenti mentre facciamo sesso, non indossi scarpe ortopediche, eviti di insultarmi, non indossi indumenti di pile, nessun tipo di indumento, e non si tinga i capelli, ne’ li acconci in qualche audace riporto. 
insomma sono una che va per contenuti. e per questo mi definisco abbastanza democratica, diciamo. 
cioè è una cosa buona, uno dovrebbe essere contento, e invece.
invece a quelle non va mai bene niente. dicono che devo essere più selettiva,  ma tanto mica ci si devono fidanzare loro. bensì io. è pur vero però che, a ben vedere, anche tutti  ‘sti contenuti sono un poco una fetenzia,  il che, abbinato al fatto che io sono proprio la regina degli errori di valutazione dà luogo a situazioni, diciamo, pirotecniche.
di seguito un brandello di conversazione semiseria tra un paio di amiche deltoide- addicted, contro di me e su un demente a caso (ma pieno zeppo di contenuti, eh, eh).
e il dramma è che è tutto vero. cioè io sono esattamente così.   
ma loro mi amano fortunatamente, però a natale il regalo non glielo faccio lo stesso.

s. xxxxx dovrebbe uscire con mariano
m. il mago però
s. sai i dialoghi....
m. secondo me xxxxxx si farebbe leggere pure la mano. con snobismo però
s. secondo me è perchè non capisce (mo' galma si incazza, ma io lo vedo un po' scemo, o no?)
m. macheddici! i galmys sono tutti intellettuali. mutandati, psicotici se vuoi. non possono essere anche scemi. sarebbe troppo anche per la nostra.
s.  no hai capito. no intellettuali, ma amici del mondo, degli animali e della natura. lenone nomen omen.. solo per quello eh
m. dici? però per me ha rinunciato al nomen e ha optato per i 50 giorni da orsacchiotto…
s. infatti lui voleva chiamarsi esposito. molto volgare no?
s. quella capocciona terribile, ci piace la qualunque eh
m. morti e feriti. brutti pelosi e con gli occhi storti...
s. e colla pancia. deltoidi no no no! ma la pancia si
m. nonono muoro
s. e ma non evvè? e poi dice: bellino…dice: è bellino ià.... con la faccina un poco inclinata a 30° mentre fa spalluccia
m. uno standard.
…
a mia discolpa però, vorrei dire che una volta col deltoide ci ho provato comunque.
ma no, non ce la posso proprio fare.

sabato 3 dicembre 2011

brutta. ma anche: classe 1976, orrore! tempo di lettura previsto 1'58"




ieri mi è malauguratamente venuta in mente questa canzone.
una canzone di merda, intendiamoci, ma che mi impone delle riflessioni.
cioè che nessuno dovrebbe dire a un altro che è brutto. non in faccia almeno, non così.
non a 15 anni. l’età che presumibilmente ha il mostro della canzone, e che è un’età effettivamente ingenerosa. 
quando poi hai 15 anni nel 1991, i brufoli, i capelli crespi sistemati alla meno peggio con una pettinessa e atteggiati in un imperdonabile ‘cocco’, e tua mamma ti costringe a mettere gonne lunghe e giacche con le spalline, ti vieta l’uso della pinzetta per le ciglia ‘che devi fare a mamma, tanto a che ti serve?’ e non ti compra altre scarpe che delle timberland  pezzotte che ti impone di usare anche sotto le gonne tipo, allora sì, sei davvero sfigata. o, effettivamente, per dirla con alessandro canino proprio ‘brutta’.
e io non ero neanche la succitata acciughina, ma una robusta ragazzotta precocemente sviluppata senza neanche il bene delle tette grosse.
insomma, un cesso.
né il  mio fidanzato dell’epoca risparmiava di ricordarmelo. cioè aveva anche un poco ragione, però magari evitare di dirmelo, eh?
anche perché lui era bellissimo, il ragazzo più figo che avessi mai visto (e a tutt’oggi rimane nella mia personale top-five, -vabbè non ci vuole assai comunque), e  si chiamava alessandro come il canino di cui sopra ma a differenza del cantautore frizzantino era meno indulgente.
cioè lui mi diceva proprio: ‘sei un po’ brutta’. ma serio, eh. e me lo diceva spesso.
e io che pianti che mi facevo, ma assai… mi chiudevo nella stanza tormentando il mio diario e interrogandolo sul perché lui fosse così cattivo con me, ed ero ovviamente terrorizzata di perderlo dopo anni e anni in cui avevo sospirato passando davanti alla porta della sua classe, e non mi sembrava vero che mi ero portata a casa quel comò.
e meno male che alessandro era un intellettuale, lui leggeva, disegnava –meravigliosamente-,  mi sorprendeva con disamine guizzanti e pensieri laterali (mi ricordo che mi teneva ore a parlarmi della guerra del golfo), ma io, IO vedevo non è la rai che il quello stesso 1991 vedeva la luce.
la trasmissione più ingiusta del pianeta terra.
non forse per gli adolescenti segaioli  e i loro papà, ma per le loro squallide e irrisolte compagnucce di classe, sì.
cioè io sapevo perfettamente come doveva essere fatta una quindicenne bona e  nutrivo un’invidia livida per quelle tope secchissime dai capelli meravigliosi che agitavano culi perfetti.
e sapevo perfettamente di essere la cosa più distante da una qualsiasi alessia o federica o laura o non lo so.
ma che anni bui.
poi fortunatamente hanno inventato la piastra per i capelli, io ho avuto il bene di potermi scegliere i vestiti da sola, i brufoli – non tutti- se ne sono andati, ho preso confidenza con la ceretta e sono entrata nel pianeta tacco.
diciamo che le cose vanno un poco meglio adesso. ma vorrei comunque dire a gianni boncompagni che lo odio. 
ah, e pure a alessandro canino che i comunque 'i seni' non mi sono cresciuti e il rimmel non ‘si strucca’ e che anche se gli serviva solo per la rima gli è uscita male lo stesso.
ciao.

martedì 29 novembre 2011

il trucco c’è. tempo di lettura previsto 2’12”

puro lino. again.
no, questo no è quello della palestra. è un altro. idiota come l’aerobico, però.
deve essere il mio karma, non saprei.
insomma lino.
lino è assistente in seconda di salvatore, titolare di un piccolo esercizio en plein air di prodotti cosmetici  nel cuore del vomero.
in pratica vende i trucchi in mezzo al mercatino –originali, però- e lino scarica i cartoni.
non è che può fare altro, poverino.
insomma lino.
sguardo vacuo, accento colorito da chiari echi bergamaschi, pensiero disarticolato, bocca semiaperta, fascia in puro pile 8 fili, che sennò viene la sinusite, mi conosce da anni, e da anni timidamente mi corteggia come meglio può.
cerca di fare colpo, poverino, parla di viaggi (perché sa che mi piacciono assai) si interessa della mia vita privata, del lavoro, mi chiede pure se mamma sta bene, per dire.
una volta poi, tra un mascara e una limetta per le unghie doveva sentirsi talmente gagliardo che mi ha chiesto perfino il numero di telefono, poverino, e il dramma è che io- che pure di lino diciamocelo, me ne fotto- ero quasi sul punto di darglielo, visto il mio problema a verbalizzare i ‘no’.
vabbè comunque lino il semplice mi dice sempre che tanto io dei trucchi non ne ho bisogno perché sono già bellissima così, e che li spendo a fare tutti questi soldi, eh? eh? e che se tutte le clienti fossero come me loro dovrebbero chiudere baracca e azzarda anche un ‘sei molto secsi’ quando si sente molto audace.
insomma lino.
va detto a sua parziale discolpa però, che mi ha sempre visto vestita cristiana, truccata, tipo con un tacco, pettinata decente. non proprio tirata a pasta, ma insomma che potevo andare in giro anche senza porto d’armi.
poi un giorno, mal mi incolse, sono andata a cambiare un fetente di smalto -che mi ero resa conto ce l’avevo uguale- con la tuta, i capelli tirati, faccia di un colore indefinito, in perfetto stile out of bed insomma. 
e quello lino non mi ha riconosciuto. 
marò. poi dici che uno deve andare a fare i corsi sull’autostima, ma educateli pure a questi ambulanti, che sono in grado di distruggerti con un saluto mancato seppellendoti sotto cumuli di mortificazione, miseria e vergogna .
cioè lino per me era una certezza. sapevo che qualsiasi cosa, lui mi diceva che ero sempre bella, e invece.
stamattina –che però stavo acconciata bunariella- mi ha ricordato non senza una punta di sadismo di quando ‘quella volta che tenevi la tuta non ti avevo riconosciuto ah ah ah, ma resti sempre bella comunque, eh’
‘lino finiscila’
‘no, ma veramente, mica ti voglio offendere’
‘azz, mi stai dicendo che sono un cesso a pedali senza trucco’
‘no, ma quando mai, scusami scusami’
‘stai peggiorando la tua posizione’
‘jà guarda, se me lo chiedi non vado neanche più in venezuela e resto qua con te’
ma anche no, lino, parti sereno. anzi mandami una bella cartolina.

domenica 27 novembre 2011

uomini che odiano le donne. e fanno bene. tempo di lettura previsto 2'56"

io dovevo nascere maschio. e mi sarei chiamato davide.
bel nome, certo. ma meno male che no.
non avrei potuto sopportare quel cromosoma y, mai.
e non solo per quelle cose tipo: i peli, non ti puoi mettere i tacchi, la ricrescita, se non funziona: marò, non puoi coprire i brufoli col correttore.
ma proprio perché in fondo a me i maschi mi piacciono e ci voglio bene.
non a tutti, eh. cioè quelli cretini sempre penso che dovrebbero essere abbandonati nella neve, tipo. però in linea di massima sono inguaribilmente attratta da questo bouquet di pensiero semplice e aroma selvatico, contraddizioni e demenza precoce.
e quindi un po’ mi inteneriscono: ma vuoi mettere ad avere a che fare con noi femmine? un incubo.
perché levati ‘quei giorni’ in cui siamo comprensibilmente ma oggettivamente insopportabili, pronte ad azzannare anche un messaggero di pace dell’ onu, nei restanti venticinque non è che le cose vadano molto meglio, diciamocelo: non ci va mai bene niente. stiamo sempre a puntare l’indice, enfatizzare qualsivoglia errore.
quelli poi sono creature fragili, semplici, mica le capiscono tutte queste cose. loro sanno solo i bisogni primari, mangiare, dormire, giocare.
dura la vita, per i giovanotti.
e niente per provare ad aiutare il nostro amico maschio, ho recuperato questo bizzarro vocabolario che ha l’ambizione di tradurre le più tipiche espressioni femminili in un idioma a loro comprensibile. a me veramente sembra un po’ una cazzata, cioè personalmente mi identifico giusto nel 30% di quello che ho letto, ma tant’è, l’umanità è varia, quella maschile ancora di più. quindi amici maschietti, se vi porterà un qualche beneficio  questo inutile trattatello, ricordatevi che a me piacciono i fiori di campo, le borse, la cioccolata fondente, gli orecchini molto vistosi, e ho la patente B.
ciao.

no = sì
forse = no
come ti pare = tanto me la pagherai
prima o poi dobbiamo parlare = ho bisogno di lamentarmi
ma certo… continua = piantala
non sono incazzata = certo che sono incazzata, imbecille
sei cosi… cosi maschio = hai dimenticato di raderti e …mi sa che e’ un po’ che non ti lavi.
sii romantico, spegni le luci = ho le gambe grosse
ho sentito un rumore = ho notato che stavi quasi dormendo
mi ami? = sto per chiederti qualcosa di costoso
quanto mi ami? = oggi ho fatto qualcosa che non ti piacera’ molto
saro’ pronta tra un minuto = togliti le scarpe e trova qualcosa di buono alla tv
ho troppa cellulite = dimmi che sono bella
devi imparare a comunicare = devi imparare a essere d’accordo con me
fai come vuoi = questa me la pagherai cara
mi stai ascoltando ??? = troppo tardi sei gia’ morto
non ho niente = eccome se ho qualcosa
pensavo, potremmo andare a fare due passi oggi = oggi sicuramente niente sesso, per domani vedremo
ti preferisco come amico = mi fai proprio schifo
che lavoro fai ? = quanto guadagni ?
la mia amica non ti piacerebbe = non te la presento perchè è meglio di me
vuoi entrare a bere un caffè ? = preparati ad una notte di fuoco !
hai una faccia insolita = sei orrendo
ho bisogno di un po di tempo = mi voglio fare il tuo amico
fai pure! = e dai fallo
non sei tu, sono io… = sei tu !
quel tuo amico è proprio uno stronzo = interessante quel tuo amico
con te posso parlare = non te la darò mai
stasera mi devo lavare i capelli = per stasera fatti una doccia gelata
ho il mal di testa = per stasera accontentati di seghe e tv
hai visto cosa ha regalato alla mia amica il suo ragazzo? = cosa aspetti a prendermi qualcosa di più costoso?
ma certo che voglio farti conoscere i miei amici = ti vuoi scollare o no?
ho bisogno di stare un po’ da sola = sparisci
al momento non ho voglia di mettermi con nessuno = non riuscirei a farci stare anche te tra i miei altri ….
non è che abbia molta voglia di vedere il film che hai affittato per stasera = se non mi salti addosso entro quaranta secondi sei proprio un cazzone
posso schiacciarti i brufoli sulla schiena? = posso schiacciarti i brufoli sulla schiena, tanto l’unica cosa che noto quando sei a petto nudo, sono quelli…
sei sempre il solito esagerato, ho solo detto che ha dei begli occhi = distraiti un attimo che gli zompo addosso
non ti preoccupare può accadere! = ma doveva capitare proprio a me un imbranato del genere… ?!
non sono ancora pronta per uscire insieme a te = scordatelo che mi faccio vedere in giro con uno come te
magari ci rivediamo.. = aspetta la mia telefonata domani pomeriggio alle 4!
hai ragione, sono io che sbaglio… = tirati le palle, tanto no te la do vinta!

giovedì 24 novembre 2011

ACCIRT. l’evoluzione del rimorchio al tempo di facebook. esempi da cui non prendere assolutamente spunto. tempo di lettura previsto: assai

quando avevo 16 anni, tornavo a casa alle 23.30 e il massimo della vita era un panino all’alexander (un pub stiracchiatissimo -ancora in essere- dove ogni sabato pascolavano  centinaia di liceali vomeresi), insomma, a i miei tempi , i ragazzi erano usi avvicinarti con le scuse più pretestuose, o se volete, squallide:
 ‘hai da accendere?’ ‘
(no)
‘scusa sai l’ora?’
(no)
e  il gettonatissimo ‘ma non ci siamo già visti da qualche parte?’
(no)
 roba insulsa, d’accordo, ma sopportabile nella prospettiva di una crescita, di un’evoluzione, diciamo.
poi vedi quando divento grande…
appunto
i giorni passano, le mamme invecchiano,  ma i maschi, dopo vent’anni ancora non si sono imparati a maneggiare una femmina.
non è bastato l’abbonamento a men’s health, guardarsi tutte le puntate  di sex&the city o rubare il cioè alla sorella , niente.
dementi erano e dementi sono rimasti.
non è più il corridoio della scuola durante l’intervallo, non è più fuori alla friggitoria, adesso è la chat di facebook: ma si tratta solo di un trasloco.
sempiterne montagne che partoriscono topolini:  il trionfo dell’ovvio, la sublimazione del banale, un concentrato di inutilità.
ma non tutti ovviamente, eh.
che sennò io mai
però buona parte sì.

di seguito stralci di conversazioni realmente avvenute (o meglio subite) tra la sottoscritta e avventori di passaggio .
sono certa che la maggior parte delle lettrici si riconoscerà nelle righe sottostanti, spero i maschietti meno, spero per loro, ovviamente.
in caso contrario, leggete,  conservate e ricordate: così una chiantella non ve la farete mai.


ciao..complimenti da un napoletano a roma
grazie
che fai di bello?
…..
tu sei del vomero?
…….
immagino di si..fan della friggitoria..eheehhe
……..
c sei?
………
fprse sei a pranzo
baci..quando puoi..
vorrei sapere qualcosa di te..
quello che c'è da sapere su di me è scritto
adirittura
ehehe
vabbe meglio un sano dialogo
no?
no
tu dove sei a napoli?
non voglio essere invadente..
appunto. allora basta

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ciao
come va
bene
che fai?
niente
forte la foto del profilo
grazie
che zona sei vomero
io pure
ok
t va skype?
no

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ciao
come stai
bene
scrivi bene
ok
ahah
si di certo non sei banale
non lo sono, no
beh si intuisce
…
certo ora farti na domanda
ahah
rischio?
rischio?
a fare che? una domanda?
;);)
al massimo ti prendi un vaffanculo
ahaahahah
vabbe allora
che fai d bello?
quando?
3....2....1....
in generale
ah
in cerca?
di che?
d lavoro
si si in cerca
laureata?
l hai perso?
si sono molto distratta*
come te molti
c e molta distrazione
e spero non mi distragga anche io
a breve
che facevi?
lavoravo in un museo
guida?
no
o mi scherzi?
;);)
in un museo si può fare solo la guida?
echetedevodi
sei peggio di me per tirarti le parole
;);)
nel giocare con le parole
che museo stavi?
perche TU giochi con le parole?
si mi piacciono i giochi d parole
ah
e vabbe vengono naturali
mica me li preparo
come te
no?
vengono spontanei
ahahahahah
hai fatto il pansini?
no
il galilei?
se volevo dare informazioni personali, le scrivevo, no?
te la sei cercata
cosa mi sono cercata?
io me la sono cercata
….
la risposta galmuzziana
ma parli in seconda persona?
per giocare si
meglio in seconda
che in terza
notte sogni d oro
…..


*(cioè a questo gli ho citato anche de andrè)

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ciao, mi chiamo xxxxx
piacere
 lo immaginavo
cosa immaginavi ?
che stai facendo ora ?
che ti chiamassi  xxxxxx
sono sveglia da poco
buongiorno
vuoi un po' di caffe' ?
no grazie
che fai di bello nella vita ?
cosa farai oggi ?
niente, ho perso il lavoro
cosa facevi prima ?
ero un'impiegata del comune
sei sposata ?
si
tanto per scherzare come mai hai scritto in bacheca fidanzata con stefania?
è una mia amica
stiamo spesso insieme
ho scritto anche che ho una bancarella di torrone
insomma anche a me piace scherzare
in chat e' difficile capire
dove si scherza si parea ecc
infatti si vede proprio che sei un burlone

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ho visto le tue foto sei una bella donna
complimenti
grazie
« xxxxxx ti sta invitando alla video chat. per accettare clicca sul link. »
no

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ciao sara hai capito chi sono
sì
sei a casa?
sì sono tornata tardi
sempre baldoria
ahahahhah
……
lei è motorizzata
no
che peccato
perché?
mi deprimo
a stare a casa
ti avrei invitato a prendere un dreenk
scritto malissimo
ahahahhahha
cmq
sei stanca per uscire
decisamente
da solo veramente mi rompo di uscire
dove vai di solito?
come capita
ah
penso che mi sparo un filmazzo
e poi a nanna
allora le auguro una buona notte
ciao



mercoledì 23 novembre 2011

FATE PRESTO. ma anche no, che sotto la pelliccia della nonna si sta caldi caldi. tempo di lettura previsto 2'05"

quella del 23 novembre 1980 è stata la notte più bella della mia vita.
lo so che detto così sembra brutto, perché in realtà sono stare ore e settimane e giorni di morte e disperazione, ma io no.
noi , no. ‘noi’ sarebbe tutti i bambini che abitavano nel palazzo di via pietro castellino, ed eravamo assai: francesco, barbara, giuseppe, gianluca, marilena, carletto, dario, gabriella, e poi altri, ma che tanto non ci giocavo quindi non fa niente.
ah, e poi c’era kriss. cioè kriss era il cane di peppino, un pastore tedesco mite come un ovino, ma un compagno di giochi insuperabile.
insomma  io non so che stavano facendo tutti i miei cumpagnelli quando ci fu la prima scossa, quella delle sette e qualcosa –ma secondo me, si stava tutti più o meno alle prese con le attività domenicali di quattrenni medi,  tipo i compiti che non hai finito perchè  hai guardato i cartoni tutto il giorno, non mi voglio mettere il pigiama, ‘mamma ho fame’, cose così.
io personalmente stavo sotto all’acqua, mamma mi stava facendo lo shampoo.
perchè a dispetto di una fisicità non esattamente gracile sono stata sempre assai cagionevole di salute e quindi mi era negato il bene di un bagno ‘che pigli freddo’, e mi lavavano a pezzi.
e alle 19.35 di quel 23 novembre era il turno della testa.
il momento della scossa non me lo ricordo esattamente, anche se non posso negare che negli anni il pensiero delle piastrelle del bagno mi sia tornato spesso in mente.
 proprio me le rivedevo sotto agli occhi, ma secondo me il trauma è perché erano brutte: grigio perla, un decoro tipo tamponato, una rosa al centro. ‘o cess, appunto.
però mi ricordo bene mamma che gridava ‘oddio guido il terremoto, oddio oddio’ e papà che -come se il fatto non era il suo- elaborava un ordinato piano di evacuazione.
e poi mi ricordo lo sgabello di peppino, quello blu con tutta pittura scrostata dove mamma mi mise a sedere, davanti  al portone del palazzo, per finire di asciugarmi i capelli che sennò n’ata vota ‘a brunchite, n’ata vota ll’asma.
infine la macchina di qualcuno, le pellicce, una busta di piselli da sbucciare, i miei amichetti e le storie di fantasmi che ci siamo raccontati quella notte.
vabbè notte, saranno state le nove di sera, ma volete mettere l’emozione di una roba del genere?
strappati alle attività domenicali, al riparo dal male, infilati tutti in una macchina mentre intorno il delirio, liberi di poter fare e dirci cose che mai, mai a quell’ora,  mai al buio, mai con quella complicità.
senza cogliere il terrore intorno a noi ma solo la vertigine.
e poi, appunto, avvolti in queste benedette pellicce che non so perché ma qualcuna delle nostre mamme dovette pensare essere fondamentale mettere in salvo, forse per affrontare la variabile ipotermia, forse perchè quando hai paura fai qualsiasi cosa.
ah, e poi c’è la storia dei piselli. io mi ricordo nettamente una busta verdina, di quelle grandi che puzzano di petrolio piena di piselli freschi da sbucciare. ma forse questo è proprio frutto della mia fantasia, perché dice che la stagione dei piselli freschi è la primavera, ma tant’è.
che notte quella notte.